Quando un’era geologica fa i sindaci si facevano a spese dei contribuenti il libro elettorale delle cose fatte, con il simbolo del comune  per farlo apparire un atto istituzionale e poi lo spedivano a tutti i capi famiglia (o peggio a tutti gli elettori) a spese del comune cioé dei riceventi, Oreste Ghinelli faceva scoppiare il caos .

“Lo capisci o  no che si fan belli coi nostri guadrini? Loro pensano che il comune sia piazza Sant’Agostino . Hanno rotto i c ….Ora li pago io”.

E giù  articoli, comizi, giornali a numero unico, interventi in comune, interrogazioni. Poi nessuno rispondeva. Lui telefonava come una furia a La Nazione e l’indimenticato Beppe Dragoni pubblicava qualcosa a suo rischio e pericolo. E noi si faticava a pagare il pazientissimo tipografo Sinatti (santuomo). Poi la risposta, sempre la stessa: “I fascisti non hanno diritto e bla bla bla”

Allora  si che il Ghinelli si incendiava. Ne valeva a placarlo la solidarietà del liberale Carlo Dissennati o del dc Tullio Bensi. E diceva “Bravi fan quel che possono. Ma, caro te, esser soli in pubblico e poi le pacche sulle spalle in privato, a me mi sarebbe anche venuto…. sulle scatole”.

Oreste Ghinelli, uomo dabbene, di grandi principi, impoverito dall’idea e dalla politica. Un “fesso” per dirla con Prezzolini, contro i furbi . Un uomo contro i caporali.

Se sono così   anch’io debbo molto al suo esempio. Che non é stato invano come potrebbe sembrare ad uno sguardo superficiale di avvenimenti recenti che mi fanno venire il magone e l’impellenza di rendergli onore.

Per fortuna non credo nell’aldilà e son convinto che l’avv Ghinelli, non possa né vedere, né sentire, né disperarsi per l’apparente inutilità della sua lezione

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