Il Pd toscano sta celebrando il ventesimo anniversario del Social Forum di Firenze come se fosse stato una sorta di nuovo Rinascimento la cui memoria – parola del sindaco Nardella – va “coltivata e tramandata per ciò che rappresentarono quelle giornate per l’Europa intera”. Il governatore Giani ha addirittura paragonato l’evento al Concilio che nel ‘400 provò a unire la cristianità di Oriente e Occidente: una tappa storica a gloria di Firenze, insomma, rivendicata orgogliosamente da chi la volle – l’ex governatore Martini – e dal sindaco di allora Domenici, quelli che la fiorentinissima Oriana Fallaci definì “la sgomentevole coppia”, convinta com’era che portare i no global a Firenze fosse solo l’irresponsabile azzardo di una sinistra che, allora come oggi, tende la mano al pacifismo anti occidentale. Aprire le porte della più preziosa città d’arte del mondo ai lanzichenecchi che avevano devastato Genova, e prima ancora Seattle, Goteborg, Praga e Washington suscitò fondate preoccupazioni anche di autorevoli personaggi della sinistra come Macaluso e Fassino è in giornalisti della levatura di Pansa, ma nulla riuscì a impedire l’evento.
Nemmeno la caparbia volontà della Fallaci, che combatté la battaglia in difesa di Firenze da par suo, ossia mettendoci la faccia e il cuore, ma diventando così il bersaglio preferito dell’ adunata no global: una penosa imitatrice arrivò addirittura a ironizzare sul cancro della scrittrice, definita “una lercia terrorista” da Dario Fo, e alcuni stilnovisti dell’intellighenzia rossa proposero addirittura di bruciare “La Rabbia e l’Orgoglio” in piazza. Quando poi il Social Forum passò sulla culla dell’arte come una piena fortunatamente innocua, Oriana fu perfino accusata di procurato allarme, ma in fin dei conti in quei giorni del novembre 2002 fu proprio la sua ingombrante presenza a svelare il vero volto della manifestazione, che viene ora surrettiziamente ricordata come un esempio di pacificazione e di dialogo, mentre in realtà trasformò Firenze nella capitale anti-Usa del mondo occidentale.
Alla testa di quei “pacifisti” c’erano i Casseurs francesi, gli Attak olandesi, gli anarchici greci, le famigerate tute nere, insomma tutta la feccia estremista d’Europa che un anno prima aveva messo Genova a ferro e fuoco. E se non accadde nulla, lo si dovette soprattutto al servizio d’ordine della Cgil, presente in forze con una folta rappresentanza dei portuali di Livorno che le cronache raccontano essere stati molto convincenti, la notte prima del corteo, nel trasformare le tute nere in una innocua schiera di boy-scout in vacanza. Ma a dare l’interpretazione autentica del significato del raduno furono i ritratti di Stalin (“Con Stalin per sempre”), di Che Guevara e di Bin Laden, in mezzo alle bandiere arcobaleno di una massa che tifava per i regimi teocratici nemici dell’Amerika di Bush. Già, non fu un gran bel messaggio, a poco più di un anno dall’attacco alle Torri Gemelle, quello di invitare a Firenze i simboli stessi dell’antiamericanismo.
Ma per il Pd il Social Forum merita un posto d’onore nella storia di Firenze: i retaggi ideologici restano evidentemente più forti del rispetto della storia.

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