Quando parla il papa, parla non soltanto il vescovo di Roma ma una voce che ha valenza per tutto il globo. Così anche quando lancia strali contro l’isterìa del profitto.
Poi alla verifica dei fatti si è costretti a constatare che l’enunciazione è piuttosto priva di riscontri.
I traffici, i banchieri di dio, un istituto che investe e specula, non corrispondono alle dichiarazioni papali. Nei decenni la finanza vaticana si è distinta per scandali, sete di profitto, speculazione e per il suo patrimonio immobiliare smisurato, suddiviso in enti, società, parrocchie, diocesi, manomorta e altri marchingegni. Roba con la quale la Chiesa, multiforme all’apparenza, unica nella sostanza, rastrella fior di guadagni. Anche con investimenti speculativi opachi e lo sfruttamento della ricchezza immobiliare, che in alcuni paesi riesce a godere di grandi privilegi anche fiscali.
Il richiamo alla povertà evangelica, cade un po’ nel vuoto.
La sua omessa applicazione è storicamente legata alla vita dell’Istituzione. Quando il vescovo-guerriero Guido Tarlati conquistò Assisi ai primi del 1300, si impossessò di tutte le sostanze e i tesori dei frati francescani. Il papa intimò la restituzione, pena la scomunica. Il vescovo-guerriero sostenne di aver messo in atto il volere di Dio e di aver ripristinato la regola della povertà francescana. Il papa non si commosse e confermò la scomunica.
Quando poi la voce papale che ha eco – è bene ricordarlo – non soltanto nelle parrocchie dell’Appennino Toscoemiliano ma urbi et orbi, predica l’accoglienza indiscriminata e la solidarietà concreta a chi viene in occidente, non compie un atto dovuto per un’autorità spirituale. Compie un atto politico (in)consapevole e deflagrante. In queste condizioni date non si può tacere e far finta di nulla, come se si stesse ascoltando e valutando le parole pronunciate in un sermone da quel prete che ammoniva i fedeli:’ fate quel che dico non quel che faccio’.
Nonostante i frequenti appelli papali all’accoglienza la risposta delle strutture locali appare discutibile. In molti casi emergono notizie di proprietà ecclesiastiche inutilizzate o destinate ad attività commerciali. Nè vale la excusatio della discrepanza economica della Chiesa tra vertice e periferia. Anzi essa denota carenza di argomentazioni. Il papa è dio in terra, sovrano temporale assoluto.Complicato pensare che proprio le sue gerarchie si facciano i cavoli loro a danno della credibilità planetaria della Chiesa. E se così fosse le singole diocesi e gli ordini religiosi gestirebbero i propri beni in modo autonomo,contra pontificis voluntatem. Il che darebbe adito alla credenza che il papa è papa ovunque meno che in casa sua. Anche i ‘difensori d’ufficio’ sono costretti a ammettere: ‘Quando ci si confronta con le ricchezze e le contraddizioni della Chiesa cattolica, il divario tra la narrazione ufficiale e il territorio è talmente netto che tentare di bilanciare le cose rischia di sembrare un esercizio d’ipocrisia che alimenta una forte indignazione nell’opinione pubblica mondiale.’ Poi viene riportato un esempio per tutti : Viene detto: ‘ A Roma la presenza immobiliare della Chiesa non è una realtà quantificabile. Una fetta importante del settore extralberghiero della capitale tra il 30% e il 40% dei posti letto ricettivi tra case per ferie, conventi riconvertiti, pensioni e B&B fa capo a enti religiosi o società controllate da essi.’Qui si appalesa la grande contraddizione’. Il rapporto continua: ‘ Molte di queste strutture operano a tutti gli effetti come hotel a tre o quattro stelle, ben posizionate e vendute a prezzi di mercato, beneficiando tuttavia in molti casi di regimi fiscali agevolati legati alla loro natura formale di enti non commerciali.’ Viene osservato anche il contrasto visivo, quello che si evidenzia agli occhi dei fedeli raccolti in Piazza o passanti e visitatori. Si narra la scena che si osserva ogni sera: ‘persone che dormono sotto i portici di San Pietro o lungo le Mura Vaticane a pochi metri da immobili di pregio di proprietà ecclesiastica affittati a costi stellari per il turismo di lusso. ‘Si continua sulla rivendicazione di quanto fatto in Palazzo Migliori nei pressi del colonnato di San Pietro e cioè un centro di accoglienza per clochard, che è ‘ ciò che la Chiesa fa e dovrebbe’. All’istante rintuzzata come ‘l’eccezione che conferma la regola. Una singola goccia di carità mediatica all’interno di un oceano di proprietà commerciali sature di profitti che rimangono gestite con logiche spiccatamente speculative’.
Gli effetti di questa schizofrenia fra il dire e il fare creano disagio nell’opinione pubblica mondiale e provocano reazioni, crisi di credibilitá e rigetto profondo. Ma soprattutto cessano di essere le parole di un pastore ma un messaggio politico che crea difficoltà maggiori agli stati già in difficoltà che dovrebbero dipanare in concreto il problema. I governi di destra o sinistra indifferentemente tesi a regolare il fenomeno ormai tecnicamente massivo e gravido di incognite, si trovano a avere contro i limiti e le modalità da imporre, il ‘accoglieteli tutti e garantite tutto a tutti’del papa. Il che costituisce un’ ipotesi irreale, irrealizzabile che, così posta, metterebbe a rischio non soltanto la stabilità ma la tenuta dei governi democratici. La questione merita attenzione e non la sbrigativa affermazione ‘ il papa fa il papa’. Nessuno in Italia che gli ricordi della pagliuzza e della trave. Nessuno che lo richiami alle responsabilità verso la comunità che lo ospita. Nessuno, neppure lui che adoperi una stilla di buon senso. Nè vale la certezza di essere nel giusto per chè questa è una bomba che quando scoppierà lo farà sul muso di tutti