Sono di formazione liberale e ho sempre creduto che lo Stato e i suoi apparati meno si intromettessero nelle faccende dei privati più la società si sarebbe evoluta e avrebbe progredito.
Ma ancora di più: sono cresciuto nella convinzione che per quella strana magia che si chiama mercato, l’egoismo di pochi potesse tramutarsi in benessere per tutti.
Poi con gli anni, guardando quello che succedeva nel mondo, studiando e svolgendo il mio ruolo di amministratore ho capito che senza regole il sistema collassa, ovviamente sempre a vantaggio di pochi e a scapito
di tutti gli altri. Non è un caso se ormai la ricchezza è concentrata nelle mani di un gruppo ristretto di persone e al contempo nella sola Italia (cuore pulsante del civilissimo ed evolutissimo Occidente) sei milioni di persone versa in condizione di povertà assoluta. Non era proprio questa la terra promessa che il capitalismo ci aveva prospettato. Non ho soluzioni ma che il nuovo mondo e la vecchia Europa, con l’idolo dei mercati e con la deregolamentazione in campo finanziario, abbia generato un mostro non più gestibile mi pare evidente. La decisione scellerata poi di fare entrare la Cina, all’inizio degli anni 2000, nel trattato del commercio mondiale a condizioni impari credendo di vender loro le nostre Ferrari (che puntualmente hanno copiato e rivenduto da soli) quando invece siamo stati invasi da prodotti a basso costo frutto di concorrenza sleale ha completato il suicidio perfetto. Sia chiaro non invoco patrimoniali, requisizioni sovietiche o redistribuzione forzata della ricchezza. Ho sempre creduto che molto spesso le differenze fossero da preservare e che il lavoro di qualità e il merito dovessero essere incentivati e valorizzati. Mi piacerebbe vivere però in un mondo più giusto dove per esempio il welfare state non venga smantellato o dove alla sede della Caritas di Milano non ci fossero file chilometriche per mangiare mentre a pochi passi la Bocconi forma i banchieri e grand commis di Stato. Pochi giorni fa ho sentito un intervento di Mario Draghi, banchiere ed ex Presidente del Consiglio, uno dei costruttori di questo sistema, dire che non bisogna più credere nella saggezza dei mercati e che deve tornare a contare lo Stato. Condivisibilissimo se non facesse morire dal ridere detto da lui. E allora che fare? Sicuramente dare un calcio ai mercati, al traino anglo-americano, fare politiche coraggiose a vantaggio soprattutto dei più deboli, far sì che in un sistema sociale chi ha di più abbia un po’ meno e chi sta male abbia un po’ di più. Capisco sia difficile ma è anche vero che le strade tortuose portano spesso alle destinazioni più belle. Basta avere coraggio.

Luca Benesperi