Quando c’era un unico canale in tv, si guardava quel che veniva trasmesso senza tante storie: lunedì film, martedì telefilm, mercoledì sceneggiato, giovedì lascia o raddoppia, venerdì commedia, sabato show. Tutti attenti e tutti d’accordo. Oggi sovente si indugia per mezze ore a scegliere fra reti canali proposte e c’è sempre qualcuno scontento che si rifugia nei social.
La policrisi sistemica del globalismo finanziario, le armi la cui produzione dovrebbe sostituire l’industria automobilistica, le notizie artificiose di bellicose iniziative, il compimento in Spagna della vendetta di Trump, in Italia la Sgarbatella di un tempo, messa in debito da un generale invero poco capace in politica e dalla figuretta accise, in Francia le rivolte di popolo, in Germania le smanie di riavere un esercito e andare al fronte per riaffermare un Deutschland Deutschland uber alles, mai domo come l’idiozia perseverante dell’UE, riempiono il carnet di news infinite. Come i 1000 canali dai quali sceglierne uno.
Per non parlare di geopolitica, da Trump, a Israele e all’antisemitismo anch’esso mai domo, ai vincitori morali delle guerre in corso, Iran e Ucraina. I David che hanno impantanato i Golia.
È un diluvio, in cui non si trova dove piove di meno. Rinuncio e mi soffermo invece su due apparenti particolari transitati come ‘normale amministrazione’ e non-notizie.
Essi sono invece grandi segnali del degrado immenso del sistema democratico parlamentare di questo paese e dell’arroganza sconfinata dei rozzi e impreparati eletti nelle due camere e dell’assuefazione di un mainstream superficiale e servile.
Quando esercitavo il mandato di consigliere in Toscana, capogruppo di Alleanza Nazionale, mi recai in visita a un responsabile di partito in una città costiera della regione. Mi accolse nel suo negozio, dove sui muri perimetrali esterni a caratteri giganteschi era scritto ‘ Non entrate in questa bottega, è di uno sporco fascista’ ‘ morte ai fasci’. Questo il clima. In coevità di questo episodio in Consiglio Regionale si trattava di scrivere la nuova legge elettorale. Senza che nessuno dell’opposizione lo sollecitasse il presidente Ds della giunta dichiarò ‘ Si tratta di scrivere le regole, di perimetrare il campo di gioco. La democrazia vuole che sia una questione assembleare non di governo. La Giunta dunque si asterrà da qualsiasi intromissione.’ Il capogruppo Ds ( da soli erano il 50% del Consiglio) da parte sua confermò gli stessi concetti e dichiarò che l’opposizione doveva essere garantita e che dunque la presidenza della commissione ad hoc sarebbe stata di competenza delle minoranze’ Fu così che venni eletto presidente di quella commissione e portammo in fondo un lavoro comune che vide l’astensione di un solo gruppo e nessun voto contrario’.
Questo per dire che a suo tempo l’arroganza di Matteo Renzi impose il doppio voto di fiducia su una legge elettorale proposta come atto di governo e maggioranza a firma sua e dell’on Boschi, e che la premier odierna in un altro colpo di disprezzo istituzionale -molto più grave dell’epiteto spesso affibbiatole di ‘neofascista’- e ennesimo esempio di cosa sia il totalitarismo contemporaneo, non soltanto ha predisposto una legge a suo uso e consumo ma ha posto la questione di fiducia su alcuni articoli. Cioè una regola che dovrebbe essere scritta con il concorso di tutti che diventa un atto unilaterale e dispotico di governo che in più si afferma con la fiducia è il massimo dello spregio e delle sfregio delle regole democratiche. Come fece Renzi come NON fecero i rossissimi toscani definiti -parrebbe a torto – antidemocratici per eccellenza.
Questione di uomini, di sensibilità di cultura politica. E quelle caro Matteo e cara Giorgia se uno non ce l’ha, è come il coraggio di Don Abbondio, uno non se le può dare.
Intanto il pozzo nero ormai spaglia da tutte le parti e turarsi il naso non basta più.
Quando An divenne un partito istituzionalmente accettato il refrain dottrinario ripetuto a sfinimento era: o destra o sinistra. Il centro è un non luogo dove ha sempre trionfato l’indecisione il malgoverno e tutto il peggio esistente per bloccare il funzionamento del sistema democratico. Giuro giurello di tutti che ‘non saremmo morti democristani’ e giudizio ferreo che ‘la Dc rappresentava una visione della politica per fortuna esiliata dal panorama politico.’
Poi sempre nel centrodestra si era soliti sostenere che mai e poi mai il centro in sè sarebbe stato rievocato. Sul punto anche il centrosinistra conveniva.
Dopo qualche anno chi riteneva invece che la scissione Meloni-La Russa e poi il governo Meloni fossero mosse ingannatrici per ricostituire una trista riedizione di una forza centrista vassalla di Usa e dei poteri finanziari ( in accordo preventivo con essi) in piena rotta di collisione con le aspettative dei suoi elettori, dei programmi, dei valori di fondo, dell’ onestà politica, veniva scomunicato e messo al bando.
Adesso a programma completato, l’inganno più che decennale viene allo scoperto, in guisa incredibilmente trionfalistica. Il giornale del Fdi nei giorni scorsi ( 5/10/26) titolava enfaticamente con foto di Giorgia ben in vista ‘ L’Italia al centro. Meloni esalta i valori DC condivisi dal governo.” Non siamo ‘ in scherzi a parte’, è tutto drammaticamente vero. Avevamo ragione, anche se avremmo preferito avere torto marcio.
E come diceva mia nonna quando il peggio era compiuto ‘bellefattoilbeccoalloca’ . Cioè vi ho fregato tutti ,faccio come pare a me e … chi non salta comunista è … appunto….missione compiuta.