Nel IX secolo, a metà circa dell’800, i comandanti Hastings e Bijorn, Fianco di Ferro, figlio del mito dei miti norreni, Ragnar Loobrok, entrarono nel Mar Mediterraneo con il proposito, come Vichinghi ( predoni), di saccheggiare Roma, già capitale del mondo conosciuto. Costeggiando il mar Ligure si imbatterono in un paesaggio che corrispondeva alle descrizioni che avevano ascoltato di Roma e territori finitimi. Un estuario di un fiume importante che bagnava una città, un po’ nell’entroterra. L’espugnarono, la saccheggiarono convinti di aver compiuto un’impresa memorabile. Senonchè la città non era Roma, ma la ben più modesta Luni e il fiume, il Magra e non il Tevere.
Similitudine appropriata quando un agitatore qualsiasi fra quelli che sommuovono il web, viene confuso per il totò riina del terrorismo di piazza, sbattuto in cella e in prima pagina.
È normale che in casi del genere il potere politico prema per soluzioni tempestive.
Come è comprensibile che i dirigenti dell’ ordine pubblico rispondano all’urgenza con l’offerta del cd.’mostro da sbattere in prima pagina’.
Può accadere come un secolo fa circa, quando vinse la ‘lotteria del mostro’, preteso autore dell’omicidio e dello stupro di 7 bambine a Roma, un disgraziato che era incappato nella sventura di attagliarsi a misura con l’idea del colpevole che circolava nella pubblica opinione. Fu così che un tal Gino Girolimoni, divenne il mostro di Roma e si fece, infamato in ogni modo, un anno di carcere. Tempo nel quale fu esposto a un martellante discredito calunnioso con giornalieri titoloni in prima pagina. Quando fu rilasciato, innocente e neppur processato, la notizia fu relegata in microscopici trafiletti nelle pagine interne dei quotidiani. Ma il battage era stato tale che per decenni ‘girolimoni’ fu un epiteto da riservare a presunti pedofili. Fatto tanto emblematico da meritare un film degli anni 70 del 900 di primissima fascia ( Damiano Damiani regia, Nino Manfredi protagonista).
Può anche accadere come in questi giorni che tocchi a un personaggio di confine, quelli al limite tra legalità e illegalità. Personaggio colpevolmente trascurato o furbescamente attenzionato, che viene offerto come il bin laden de noantri, mente del terrorismo di piazza. Volto ad hoc, origini lo stesso, comportamenti tali da apparire prima facie incriminanti delle imputazioni recentemente in vigore.
Viene fuori che costui è Luni, non Roma.
Youssef Sehir non è il ‘ mostro’ che la visione estensiva e funzionariale proposta e accolta dall’accusa ha ipotizzato. Si può dire che l’effetto Girolimoni ha fallito il suo deplorevole scopo.
Lo dico anche se il personaggio mi è simpatico come l’ortica nelle mutande.
Ma costui non è neppure san Daniele nella fossa dei leoni, nè un intellettuale lontano dagli attori sul campo.
Le sue chat venivano pubblicate sotto l’incipit ‘Rivoluzione, istruzioni per l’uso’. Nel suo computer è stato trovato un file programmatico che rielaborava le tattiche di rivolta già viste in contesti internazionali. Il testo conteneva informazioni dettagliate e professionali da come mobilitarsi, a come mettere in pratica tattiche di dispersione elusive degli interventi delle forze dell’ordine. Venivano suggeriti slogan bellicosi e date istruzioni anche su atti di guerriglia vantando l’efficacia dell’azione violenta e di massa.’Se uno lancia un sasso, il fatto costituisce reato. Se vengono lanciati mille sassi, diventa un’azione politica’. Si esplicitava la tecnica dei “punti di ritrovo occulti” per fornire altre utili indicazioni a chi era in piazza o l’organizzava e altro ancora.
A fronte di segnali di questo tipo una giudice, scrive che l’indagato «non prospetta mai il ricorso ad azioni violente o l’adozione di altri comportamenti integranti fattispecie di reato». Per quel giudice, l’attività di Siher si è circoscritta all’organizzazione di una protesta politica. La giudice ha qualificato la condotta di Siher come quella di un soggetto che «si è, di fatto, limitato a promuovere una mobilitazione collettiva, di protesta contro le attuali politiche governative’, ma priva di un’intima natura criminale o distruttiva intrinseca. E via così per 37 pagine di provvedimento.
Il Gip ha escluso la sussistenza dell’aggravante eversiva e terroristica, ma anche di ogni altro tipo di fattispecie meritevole di censura.
La decisione giudiziaria conferma che non tratta di Roma ma di Luni. Ma nel suo seguito esplicativo essa pare più animata da ansia militante che da desiderio di verità, così da escludere qualsiasi tipo di reato anche quelli previsti nel Codice penale dal 1930, ancorchè chiariti dalla Corte Costituzionale che fa salva la libertà di pensiero.
Lo scrimine fra il reato e la libera manifestazione del pensiero che va esente da censura, è stato delineato. Si è nel reato quando i fatti contestati costituiscono un pericolo attuale e concreto di commissione di reati e turbamento dell’ordine pubblico.Verrebbe da dire ‘come nel caso di Sehir’. Invece no. Costui secondo il Gip faceva teoria, estraneo e avulso dalla situazione di sommossa di quei giorni
Si rafforza l’opinione più volte espressa: il paese è fra l’incudine di un governo che non vuole fare quello che dovrebbe e cavalca il disordine e la repressione come cure a suo dire bastevoli. E il martello di ‘servitori dello Stato’ che confondono le proprie opinioni spesso militanti con il Verbo agevolando tutti i mali che ci affliggono: politica gregaria e alibizzata da giudici fattisi Dike,Temi e SS Trinità, e non all’altezza del compito tale e quale ai servizi segreti e ai responsabili dell’ordine pubblico. E tutto il Mondo di Sopra che trova ossigeno e sopravvivenza in questo rimbalzo di responsabilità fra poteri malgovernati, mentre ai cittadini stanno scavando la fossa, disordine, illegalità, mancanza di certezze di giustizia, speculazioni, speculatori, classi dirigenti asservite, funzionari incistati nel potere e onnipotenti.