Sui disordini provocati dagli studenti in mezza Europa si è creato il solito tifo da stadio. Lungi dal cadere nella retorica trita e ritrita del sostegno (sacrosanto) alle forze dell’ordine e della condanna delle vetrine spaccate, credo che l’unica operazione sensata da fare sia quella di analizzare le ragioni profonde di un disagio che affonda le radici ben più lontano dai tafferugli di questi giorni e che ne sono la causa più autentica. Finito il secondo conflitto mondiale il Vecchio Continente iniziò un percorso di crescita che vide l’apice nei ruggenti anni 60-70 e che alle soglie del secondo millennio era convinto che l’aumento dei capitali, l’accrescimento del benessere, il “tutto-gratis-per-tutti” sarebbero durati all’infinito. Eppure pochi si erano accorti che il capitalismo novecentesco che aveva portato quel benessere, frutto però del lavoro e di moneta sonante sui conti correnti, aveva avuto una mutazione genetica profonda. Non spontanea ma frutto di un disegno preciso delle élites finanziarie e delle alte burocrazie mondiali. Ovvero smaterializzare la ricchezza, rompere il vincolo tra l’accumulo di capitali e il lavoro, mettere al posto di comando l’alta finanza. Dalla riunione segreta sul Panfilo Britannia dove si decisero le sorti di tutti a vantaggio dei più, alla “casa per tutti” targata Clinton che poi generò i mutui subprimes e la bolla del 2008, per finire al commissariamento della democrazia e dei parlamenti si è dato vita a un mondo in cui le vetrine incendiate da parte degli studenti sono uno dei tanti effetti, unite ai milioni di nuovi poveri assoluti che crescono giorno dopo giorno mentre si finanziano guerre assurde perché, nell’ottica del nodo scorsoio stretto al collo dei governi europei dal Patto Atlantico, non si può che fare così. La politica, la storia, l’economia si fanno sempre con i numeri perché i numeri sono testardi: nel 1995 l’uomo più ricco del pianeta era Bill Gates con un patrimonio stimato di 13 miliardi di dollari. A distanza di ventisei anni, l’uomo più ricco è Elon Musk con oltre mille miliardi di dollari di patrimonio. La ricchezza diffusa genera benessere, quella concentrata in mano a pochi oligarchi non può che creare diseguaglianze e pericoli per la democrazia, visto che proprio Elon Musk è tra i maggiori consiglieri dell’uomo più potente del mondo, il Presidente degli Stati Uniti. Ecco perché da una parte sto con gli studenti delle piazze perché o si inverte la rotta (a qualsiasi costo), si fa tornare il popolo sovrano a contare davvero, si rimette in mano ai governi eletti e ai parlamenti il potere di decidere nell’interesse della propria gente, si trova un modo per ridistribuire una ricchezza che oggi è vergognosamente sbilanciata verso pochi privilegiati o altrimenti ci aspettano tempi davvero cupi. Molto spesso si sente dire che la rivoluzione in Italia non succederà mai perchè tanto la domenica c’è il campionato e in settimana il mercoledì di coppa. Può darsi, ma è bene ricordare che anche la civilissima e diplomatica Inghilterra una volta nella storia ha fatto rotolare la testa del re. E quando il tappo è nel collo della bottiglia, le conseguenze sono imprevedibili.