Mai come la pellicola, a tratti esilarante, di Stanley Kubrick rappresenta meglio il momento che stiamo vivendo. Il film tratta di un imminente attacco nucleare all’Unione Sovietica voluto da un generale americano in preda alla pazzia, seguendo in contemporanea la base da cui è partito l’ordine, l’aereo in missione per il bombardamento e i vertici statunitensi che cercano di fermarlo.
Gli aspetti comici si concentrano sull’incompetenza degli uomini in comando e la satira sui complessi sistemi politici e militari vulnerabili alle debolezze di chi li controlla. In questo clima di guerra mondiale diffusa e permanente la narrazione filmica non è poi lontana dalla realtà, una realtà dove in pochi si spartiscono il mondo giocando spesso una guerra psicologica sulle debolezze dell’altro. Per chi passa più tempo sui libri di storia che davanti allo specchio ciò non deve stupire.
Da una parte c’è la Russia che ha nel dna i fasti dell’impero zarista e il mito della grande Unione Sovietica, dall’altra gli Stati Uniti che nascono come popolo di colonizzatori, costola dell’imperialismo britannico e rei dello sterminio di milioni di nativi americani. Per questo, democratici o repubblicani, è nell’indole di quella cultura l’esportazione con qualsiasi mezzo del migliore dei mondi possibili, il loro. Il bene dell’America è l’unico vero obiettivo di un popolo che non ha, da sempre, alleati permanenti ma solo interessi permanenti. Trump nella sua eccentricità dà l’idea del bambino che gioca ai soldatini ma non è che i precedenti abbiamo fatto di meglio, seppur insigniti col Nobel per la pace (leggi Obama).
Quel che fa più specie però non è tanto la violazione del diritto internazionale che, come ebbe a dire improvvidamente Tajani in una trasmissione televisiva lo scorso ottobre, “vale fino a un certo punto” visto che da sempre viene da tutti calpestato con bombardamenti e invasioni di paesi sovrani nell’inerzia degli organismi di garanzia, quanto i silenzi proni e compiacenti degli Stati dell’Unione Europea che non capiscono, o per tirare a campare l’hanno capito e stanno zitti, che nello schema globale americano vi è il continuo e voluto indebolimento dell’Unione.
Della serie, abbiamo fatto il nodo, ci stiamo mettendo dentro il collo e brindiamo pure, come l’orchestra che continuava a suonare mentre affondava il Titanic. Manca la politica, mancano i leader, manca Craxi presidente del Consiglio che manda i carabinieri e Vam armi in pugno a contrastare le pretese americane e rivendicare la sovranità italiana ,a Sigonella creando una delle crisi internazionali più dure dal tempo della Baia dei Porci per difendere la sovranità nazionale.
Non so cosa ci sarà scritto sui libri di storia tra cinquant’anni, ma di questo passo, forse, di Norimberga ne vedremo delle altre.
