Per distogliere il pensiero dal decreto presidenziale che, in uno dei momenti più cupi della storia recente, si è sentito in dovere di togliere il “sì” finale dall’inno di Mameli, priorità sicuramente decisiva e stringente per le sorti del Paese e circostanza che se non ci fosse da mettersi a piangere col viso tinto di rosso dalla vergogna sarebbe roba da morire dal ridere peggio di un film di Woody Allen, ho scorso le notizie meno prioritarie ma che spesso danno la temperatura del paese. Una in particolare mi dà l’occasione per tornare su un tema che da queste colonne ho affrontato diverse volte: quello del mercato.
Pare, stando alla notizia, che per trascorrere la notte di Capodanno a Madonna di Campiglio, quest’anno ci voglia intorno ai 10.000 euro, molto di più di un volo con pernottamento per Dubai. Certamente, mi si può dire, che il prezzo lo fa la domanda e se c’è una richiesta molto alta per un determinato bene è giusto che l’offerta moduli il prezzo in base ad essa.
Ho smesso da tempo di credere nel liberismo come via maestra per il benessere ma non sarò certo io a intonare osanna e peana per il centralismo e il controllo dei prezzi da parte dello Stato. Pur con tutti i suoi limiti il sistema capitalistico nel quale sono cresciuto e vissuto non è poi così male. Il nocciolo del problema, però, è un altro e un altro ancora a questo direttamente collegato.
Il capitalismo senza freni, l’esplosione dei mercati finanziari, le bolle speculative ci hanno fatto svegliare dal sogno per il quale per quella strana magia chiamata mercato l’egoismo di pochi si tramutasse nel benessere di tutti. Invece la globalizzazione forzata e l’assenza di regole (complice scelte politiche suicide) ha reso sempre più ricco chi ricco lo era già ed ha ampliato la fascia dei poveri erodendo il benessere del ceto medio. Il corollario che ne discende è tutto etico: se è legittimo pagare una notte sulla neve 10.000 euro, ciò è anche etico?
Non è arrivato invece il momento, nello sfascio che stiamo vivendo, di rivedere i nostri stili di vita, fare scelte politiche che tutelino la ricchezza non dei grandi capitalisti ma della piccola e media borghesia che ha fatto grande questo paese, di drenare risorse da chi in questo paese è stato sempre favorito e foraggiato per destinarle al rilancio dell’economia reale, del commercio?
Non voglio certo un paese che combatta la povertà colpendo la ricchezza sia chiaro né tantomeno una nazione livellata sempre al ribasso come vagheggiato da sempre da certa sinistra. Vorrei solo un paese che riveda le proprie priorità perché è palese, e basta girare per qualsiasi città, che il sistema così non può reggere a lungo. Scriveva Cesare Pavese: “si faccia una vita interiore – di studio, di affetti, d’interessi umani che non siano soltanto di “arrivare”, ma di “essere” – e vedrà che la vita avrà un significato.”
Beh, sarebbe già un buon punto di partenza.
