La critica è un principio sacrosanto prima ancora che della politica del vivere civile, alla quale, fin dai tempi dell’illuminismo tutti i comuni mortali sono soggetti. Non voglio fare paragoni impropri ma Cristo stesso fu combattuto e criticato dagli uomini del suo tempo e perfino l’Inghilterra, da sempre il migliore dei mondi possibile, una volta ha fatto rotolare la testa di un re. C’è un’unica istituzione, che dovrebbe rendere conto comunque al popolo sovrano, immune da critiche quasi fosse “legibus solutus” o come i sovrani di ancien régime “superiorem non recognoscens”. Questa istituzione, il cui apparato costa più della monarchia inglese e della Casa Bianca e che abita in uno dei palazzi più grandi del mondo, per secoli residenza dei Papi di Santa Romana Chiesa elargisce moniti, fa e disfa governi e (presidenza Cossiga a parte) tutte le volte in cui si prova a criticarla apriti cielo spalancati terra, peggio che bestemmiare in chiesa. I pochi che si sono azzardati a farlo sono stati oggetto di fulmini e saette da tutto l’arco costituzionale, Maurizio Bianconi con Napolitano, Galeazzo Bignami con Mattarella tanto per citarne alcuni. Eppure il Presidente qualche peccatuccio da farsi perdonare ce l’ha e se ogni tanto qualcuno glielo fa notare dovrebbe essere meno rigido e da buon democristiano di sinistra battersi il petto e fare “mea culpa!”. Perché, vede Presidente, non si possono dichiarare sacri e inviolabili i confini dell’Ucraina quando da vicepremier e ministro della difesa del governo D’Alema contribuì a bombardare per 78 giorni Belgrado quando anche allora i confini di Serbia e Kosovo erano altrettanto sacri. Ma quel che mi mette più sconforto è che una istituzione che dovrebbe essere la sacra custode della democrazia e dei diritti civili, che dovrebbe difendere il popolo, unico soggetto a cui risponde, si sia lanciata non molti anni fa in un accorato elogio della Trilateral, la cricchetta di banchieri e alti burocrati che fin dalla nascita del gruppo ha speculato e fatto carne da macello di governi e popoli interi solo per il tornaconto di pochi eletti. Fondata da Rockfeller lei Presidente l’ha definita “un foro di dialogo”, “un luogo di incontro che sviluppa un metodo di lavoro che consente, attraverso il confronto tra sensibilità presenti nei gruppi dirigenti, la comprensione delle sfide che le nostre società si trovano a dover affrontare”. Insomma “i rapporti elaborati dalla Trilaterale costituiscono, da più di quarant’anni, un interessante stimolo per i policy makers”. Caro Presidente, l’Italia si rappresenta non solo salendo all’Altare della Patria tre volte l’anno ma difendendo i valori che ci costituiscono come popolo e facendo l’interesse dei cittadini, non certo appoggiando chi sull’Italia ha banchettato per decenni danneggiando la propria ricchezza e la propria industria. Altrimenti al Quirinale meglio averci un Caligola qualunque, il cui danno peggiore potrebbe al massimo essere quello di fare console Incitatus, il suo cavallo di razza.
