Nel 1987 Leonardo Sciascia in un memorabile pezzo nel corriere della sera denuncio’ “ i professionisti dell’antimafia”, cioe’ coloro che della lotta alla criminalita’ organizzata facevano strumento per la propria popolarità, per il successo di carriere, per l’imposizione di tesi personali da far diventare vangelo in Parlamento e nel paese.
Nel 1994, al tempo di Mani pulite i pm divenuti eroi nazionali si dimisero in blocco per avversare l’approvazione di una norma parlamentare e apparvero in tv con proclami volti a incidere nel processo legislativo.
Nel 2019 percorrendo il solco gia’ tracciato, un pm avvia un processo monstre, con arresti perquisizioni sequestri contro la ‘ ndrangheta. Costui dopo i fuochi artificiali della gigantesca operazione, invece di chiudersi nei suoi uffici a esaminare i risultati della retata va in tv a fare l’ospite di grido di trasmissioni top. In quelle occasioni da’ indicazioni autorevoli dinanzi al popolo teleutente al Parlamento su leggi, come la prescrizione, a detta di molti ( io compreso) liberticide e anticostituzionali.
I professionisti antimafia e la democrazia giudiziaria proseguono imperterriti il loro percorso nonostante che in uno stato di diritto e democratico siano difficilmente ammissibili queste invasioni di campo e queste esposizioni mediatiche.
Mal si comprende perche’ media e politica non hanno evidenziato a sufficienza queste elementari osservazioni
Se e’ davvero cosi tanto il timore di incidere su queste prassi allora vuol dire che ci sono altri problemi – ma grandi – da aggiungere alla criminalita’ organizzata, ai protagonimismi dei ‘professionisti dell’antimafia’, alle invasioni di campo fra poteri dello stato, al silenzio di una societa’ ormai marcia e rinunciataria fin dalle radici.

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