Un politologo britannico sostiene che in Italia, la fine dei partiti politici fondati su ideali diversi e in competizione, ha provocato alcune conseguenze non secondarie: 1) I partiti nascono e muoiono come funghi a mo’ di prodotti commerciali che vanno e passano di moda. 2) Gli elettori sono instabili come in nessuna democrazia occidentale, dopo essere stati storicamente fra i più stabili. 3) La dialettica politica scade di livello e ogni fatto anche secondario diventa tema di scontro.

Circostanze tutte verificabili quotidianamente. È più allarmante constatare come in assenza di progetti alternativi o di idee diversificate le opposizioni si limitino a usare la matita blu sulle singole voci dei provvedimenti di governo e non sull’essenza delle decisioni. Abbiamo letto che il leader del maggior partito di opposizione nel declinare nel più letto quotidiano nazionale, i ‘progetti ‘del suo schieramento per il governo del paese, si sia limitato a contestare le destinazioni di alcune poste di bilancio o l’ammontare delle previsioni di spesa per questo o quel capitolo. Osservazioni per solito riservate alle diverse sensibilità delle forze di maggioranza o più semplicemente agli interessi territoriali di questo o quell’ insieme di parlamentari che pure voteranno il provvedimento.

L’opposizione non ha una linea alternativa : es. reperimento risorse in modo diverso che dagli aiuti europei, politiche di tutela dell’ economia nazionale con rilettura delle politiche bancarie e di accesso al credito, delegificazione e semplificazione realizzabile immediatamente e a costo zero e relativo miglior impiego di spesa, revisione delle aliquote e del prelievo fiscale, tutela  dell’interesse nazionale con richieste all’Ue di sostegno politico in vertenze internazionali , piano di riordino delle autonomie, revisione degli asset burocratici per velocizzazione dei processi, definizioni delle tipologie degli interventi diretti e indiretti dello  dello Stato, programmi per l’occupazione e cantierizzazione  di opere strutturali. Un progetto insomma. L’unica cosa che leggiamo, non è uno scherzo, è il rilancio del ponte sullo stretto, che è un po’ come il miracolo di san Gennaro, ogni pochino si ripete. Roba metafisica. Un politologo italiano, questa volta, sostiene che il post covid porterà variazioni sostanziali negli orientamenti elettorali degli italiani. Ricorre a Tocqueville per corroborare la sua tesi. Non è ragionevole fare vaticini a questo proposito, con o senza Tocqueville alle spalle. Certo è che con l’omologazione in atto chiunque prenda la bacchetta del comando le cose non cambieranno di molto.

Attendono tutti di consegnarsi in toto alla post democrazia e a Mario Draghi: loro sì accontenteranno di un salvacondotto di sopravvivenza e di rimanere in carriera.

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