Un paese per natura incline a lasciar fare, lasciar passare, propenso ad affidarsi agli affabulatori o a rifugiarsi nei luoghi comuni, all’improvviso sembra sobbollire per molteplici cause, tutte concorrenti a far esplodere all’unisono  il disagio del Paese. Hanno concorso molti fattori: carovita, caro affitti, caro gasolio, caro energia, disagio giovanile e studentesco, rapido impoverimento della popolazione e timore di miseria irrimediabile. 

Ha preso corpo una protesta policentrica che si è manifestata in modi diversi, senza partiti, movimenti, personaggi  promotori, ma animata dallo stesso spirito sotterraneo. Una sorta di sottopensiero collettivo, il magma contraddittorio ma imponente che muove ogni scelta. Le classi dirigenti impreparate alla bisogna  rispondono come  da sempre e ovunque fanno in circostanze analoghe.

 Prima si minimizza poi si demonizza. 

Prima si blandisce con qualche aiuto o sostegno a chi protesta, insufficienti a placare il malcontento.

Poi si emettono grida manzoniane, inefficaci quanto roboanti. Promesse di ordine che sarà ripristinato  con l’intervento dell’Esercito ma senza poteri coattivi, dunque imbelle ma ‘d’immagine’. Evoca gli ufficiali dell’esercito di Franceschiello che incitavano la truppa al grido ‘ facite a faccia feroce’. 

Nel frattempo si apprende che l’ordine pubblico nazionale è affidato a 5500 poliziotti di età media fra in 47 e i 53 anni ( non siamo su Scherzi a parte). Poi si passa alle misure per intimorire la gente dabbene: la schedatura degli autotrasportatori ,agricoltori, pescatori che manifestano, per lo più padri di famiglia pieni di cambiali e disperati.Poi ancora si evoca un maggior numero di carceri minorili. Non manca uno spruzzo di complottismo con supposte infiltrazioni della mala organizzata e di untori dei servizi segreti. Ricette abusate e fallimentari tipiche risorse di classi dirigenti svuotate e imbolsite più avvezze a obbedire che a essere obbedite. Risibili e dimostrazione che se Atene piange Sparta non ride sono le pseudo opposizioni che tentano inutilmente di cavalcare la tigre non capendo che anch’esse sono nel mazzo da buttare.

Roberto Vivarelli( 1929/2014) storico antifascista, ma giovane milite  della RSI arruolatosi 14enne , passato mai denegato, racconta la sua esperienza in ‘La fine di una stagione’ Memorie 1943/45’. Egli narra fra l’altro di quando il 25 aprile 1945 al mattino lasciò la caserma delle Camicie Nere di Milano insieme al gerarca Alessandro Pavolini mentre i militi salutavano romanamente il camion che si allontanava. Quegli stessi militi egli vide alla sera con il fazzoletto rosso o tricolore al collo sparare contro quel camion che avevano fascisticamente salutato al mattino.

 Sergio Mattarella e Mario Draghi al mattino dell’epoca UE sono stati insieme a altri i fautori delle politiche che hanno condotto fin qui la nazione. Al crepuscolo della  giornata entrambi fanno dichiarazioni che sembrano uscite dalla bocca di sosia avatar sinora silenti, ma opposti agli originali. Dalla camicia nera mattutina al fazzoletto partigiano alla sera.Le lodi a quelle  politiche causa prima del malessere dilagante specie fra i giovani, vengono sostituite da frasi di attenzione e solidarietà verso i giovani prime vittime di quelle politiche. Il piromane che si fa pompiere e  l’inventore del motore a scoppio che si fa difensore del trasporto ippotrainato.

‘Hanno sfasciato tutto non per assaltare i forni e  chiedere pane o la Bastiglia per chiedere democrazia” Verissimo hanno assaltato i negozi, spaccato le vetrine del lusso e saccheggiato Pentathlon.

Pier Paolo Pasolini spiegò oltre mezzo secolo fa, in qual modo l’omologazione, il mercato, il denaro come fine, il consumo come scopo stessero trasformando l’uomo da dentro. Non si cambiano soltanto  i gusti ma il processo per cui si perviene al desiderio. La persona cessa di essere tale  e diviene consumatore. 

La sua massima brama è pervenire al consumo dei beni simbolo, la sua maggiore paura è essere escluso dal benessere.

L’aspirazione ai diritti, alla libertà alla democrazia, all’affermazione di ideali  è morta.

Oggi quel processo è consolidato e dilatato geometricamente con UE, finanza, postdemocrazia.  Devastare e sottrarre i simboli  del benessere dal quale l’organizzazione politica e sociale li ha  esclusi dopo averli illusi di potervi accedere, rappresenta  lo scalpo del nemico da esibire . Non i forni per il pane, non  le 5 giornate per la libertà di Milano,  ma negozi nel centro della capitale del lusso, per il diritto al consumo, agli status symbol negati. 

Sì ci sono i maranza, i casseurs, ma ci sono soprattutto le pulsioni sbagliate di una comunità sfruttata tradita da pessimi pastori governata da gregari attenti a se stessi.

Se Pinco Palla volesse opporsi, invece che la violenza o i blocchi stradali potrebbe seguire le vie istituzionali. Fondare un movimento e presentarsi alle elezioni. Già ma questo è praticamente impossibile. La cupola politica ha in pratica chiuso il castello e lo ha occupato per sempre. Infatti ha approvato una legge di sbarramento all’accesso. Per competere sarebbe necessario raccogliere 650.000 firme (6000 firme a Collegio) autenticate de visu una a una, in 2 settimane.  Roba da fantascienza. Se vi fosse un movimento in grado di assolvere un tale compito vincerebbe le elezioni con il 70% / 90% dei voti validi. 

Fattasi la legge su misura per cacciare chiunque si appropinqui al Palazzo, si condanna la violenza degli esclusi e si dice loro quale via seguire per farsi valere: tutte pensate e organizzate da coloro che li hanno tenuti fuori e che hanno già calibrato come neutralizzarle.  

Sì la risposta violenta è una risposta sbagliata in primis perchè  finisce solo per dare allo Stato la scusa perfetta per reprimere e chiudere ancora di più gli spazi. Può anche darsi ( in verità non lo penso) che possa essere un passaggio necessario perchè si inizi a prendere coscienza di sè e si  costruiscano le condizioni culturali e organizzative affinché una massa critica di persone smetta di alimentare il sistema. Mediante l’unico percorso possibile, la perdita di egemonia. Il sottopensiero collettivo e la maggioranza delle persone smette di credere alla narrazione dominante. Una volta che le persone perdono la fiducia, le istituzioni diventano gusci vuoti sostenibili solo con la forza bruta, che però oggi appare improbabile e comunque insostenibile nel lungo periodo.Poi ripartire dalle persone, dai bisogni reali, dal territorio. Senza adesione passiva non resiste nessuno, neppure Draghi Meloni e Schlein e le loro band wagon.