Ogni ascesa ha i suoi gradini e le sue pietre miliari.
Nella scalata del centro destra a trazione fdi l’evento Atreju 2025 sarà considerato uno step fondamentale .
La denominazione dell’evento può apparire un reperto fuori scala.
Essa era iniziatica per quanto si addiceva ai continuatori del nido e ai pulcini dei Gabbiani di un tempo ( così si nomavano i camerati romani di Colle Oppio, culla di Giorgia Meloni) tribù rispettabile di una destra popolare in cerca di sè e di radici tradizionali e innovative insieme. Era anche evocatrice di miti e fantasie suggestive nemiche del potere del denaro e di tutto quello che giocoforza fdi ha finito per incarnare.
Giusto conservare il nome evocativo.
Il punto è essere in un contesto di sogni fantasie stimoli giovanili e ritrovarsi in un’altra cosa con una dicotomia irrisolta : da una parte si continua a predicare e accendere gli animi come un tempo con le suggestioni di sempre, oggi
fuori dalla grammatica governativa.
Dall’altra l’azione diuturna si dimostra uno strumento di potere, che sfarina principî, promesse, sogni virtuosi e accumula insaziabile porzioni di Mondo di Sopra.
Non è questa la sede per valutare se fdi al governo avrebbe avuto lo stesso successo se fosse stato coerente con impegni e parola data. Molti pensano a una via più complessa ma possibile. Altri che il primo e unico imperativo fosse esercitare il potere raggiunto at any cost.
Di questo a Atreju non si è discusso, preferendo l’offerta evocativa e la prova di forza. Ma il percorso prescelto è chiarissimo.
Se ci si intrattiene fra gli interna corporis del sistema e le sue ritualità e vezzi che lo affliggono si verificherà il ripetersi di un fenomeno che appare quasi irrevocabile. Quanto più si è tentato di liberare il funzionamento istituzionale dal potere esclusivo di un soggetto a favore dell’equa distribuzione bilanciata prevista dalla democrazia liberale tanto più il riflusso sulla ricerca dell’uomo della provvidenza è stata rinnovato insistito pervicace.
Terminato il tempo di quella che sembrava l’eccezione dell’uomo solo al comando, il dopo-Silvio avrebbe dovuto essere il tempo per il ritorno in auge delle regole. Le cose non sono andate così. Gli italiani hanno visto stagliarsi il profilo di Monti, il nuovo uomo della provvidenza.
Poi la meteora di Matteo Renzi, la stella cadente di Matteo Salvini, il passaggio di Draghi, oggi il durevole cammino sulle acque di Giorgia Meloni.
Che un front man caro alle folle sia strumento giovevole all’affermazione di un progetto e di un raggruppamento è fuor di dubbio. Diverso quando il raggruppamento e il progetto sono strumenti finalizzati al successo dell’avventura del front man.
Ancora peggio quando si confonde il successo raggiunto dal personaggio al successo e alla crescita di una nazione.
Atreju ha segnato il raggiungimento del traguardo prefissato. Ha anche svelato ai più attenti il vero intendimento di questa cavalcata senza riposo verso l’acme dell’obelisco. Non si tratta di affermare quello che Fdi ha realizzato o meno nella sua presa del potere sotto il profilo del reale cambiamento delle coordinate della politica nazionale ma di riconoscere l’abilità di Giorgia Meloni di finalizzare ogni energia e ogni step al suo accreditamento personale.
La strategia è stata chiara ab initio sin dalla scissione di Fdi dal Pdl. Non si preparava una scialuppa per i reduci, sgraditi al cuore divoratore di ogni dissenso del Cavaliere. Si metteva in piedi un partito carismatico teso al trionfo della figura della leader.
La underdog woman, ha intrapreso la lunga marcia dividendola in tre grandi parti.
Preparazione della truppa idonea, fedele, determinata, acritica che facilitasse la sua ascesa personale.
Enormi spazi alla politica estera che ne accreditasse la personalità e la credibilità .Questa strategia di autopromozione internazionale utile al riaccreditamento domestico ebbe la sua vetrina nell’Atreju 2024, denso di partecipazioni estere.
L’Atreju 2025 segna il raggiungimento dell’incoronamento nazionale l’esito fausto del Meloni Forever, il fine di tutto. Lo rivela un particolare sul quale non si è posto soverchia attenzione. E non è la scelta di utilizzare tematiche emotive e adesive al sentimento degli aficionados, nè l’ospitata con scopi evidenti dell’ex leader della destra, nè la presenza del gotha nazionale nei palchi Atreju.
Il particolare è lo slogan della festa ” Sei diventata FORTE” e più sotto a caratteri minori ‘l’Italia a testa alta’
Giorgia Meloni non è brava capace intelligente e altro che peraltro le appartiene no è FORTE. Ma non lo era e infatti lo è DIVENTATA.
Puerile ma efficace il passo successivo sull’ITALIA, giocando su una sovrapposizione evidente fra la ‘forza’ acquisita e la dignità nazionale riconquistata. E così si è realizzato l’accreditamento più insidioso: la coincidenza fra la figura del premier e il bene della nazione.
Siamo, pare, punto e a capo.
