tratto da Il Riformista

«Le correnti sono astute. Molto astute: hanno una grandissima capacità di adattamento. Il legislatore può anche fare tutte le modifiche elettorali possibili, ma esse troveranno sempre il modo di mandare i propri rappresentanti al Consiglio superiore della magistratura per condizionarne l’operato».

A dirlo è Giuseppe Fanfani, avvocato penalista e nipote del celebre Amintore. Fanfani, attuale Garante dei detenuti in Toscana, è stato componente laico del Csm in quota Pd dal 2014 al 2018. La consiliatura, per intenderci, di Luca Palamara, l’ex zar delle nomine, quella dove la “degenerazione” correntizia avrebbe toccato vette mai esplorate prima.

Onorevole Fanfani, ieri c’è stata l’inaugurazione dell’Anno giudiziario in Cassazione. A sentire i discorsi degli intervenuti sembra che il peggio sia passato.
Credo che la cacciata di Palamara non abbia restituito alcuna verginità al Csm. Il “sistema”, come ha scritto Palamara nel suo libro, è sempre quello.

Le correnti sono vive e vegete?
È pacifico. Guardi, il sistema delle correnti si autoalimenta. È una realtà diffusa che io ho toccato con mano.

Ora però la ministra della Giustizia Marta Cartabia vuole rendere più difficoltoso questo meccanismo.
Impossibile: le correnti si adatteranno subito. Si può mettere il doppio, il triplo turno, il proporzionale, il maggioritario, ma le correnti pur di sopravvivere necessariamente piegheranno qualsiasi sistema elettorale ai propri interessi. Le correnti devono dare un senso alla loro presenza. Per raggiungere lo scopo devono farsi conoscere dai magistrati, facendogli sapere quali nomine hanno votato. Così si garantiranno i voti alle prossime elezioni.

Cosa dovrebbe fare la politica?
Una crasi netta fra correnti e Csm. L’unica speranza è sorteggiarne i componenti.

L’hanno già proposto…
Quello proposto non va bene. Le correnti riuscirebbero comunque ad agganciare i sorteggiati.

E che sorteggio serve?
Il sorteggio fra i magistrati che sono arrivati alla fine della carriera e che non devono più chiedere favori a nessuno. Magistrati prossimi alla pensione, persone libere. I colleghi capirebbero che è inutile raccomandarsi. È l’unica strada.

Poi?
Una modifica costituzionale con il potere del capo dello Stato, che è il presidente del Csm, di nominare 3 o 4 membri del Plenum fra persone note di grandissime capacità e doti morali. Aumenterebbe sicuramente la qualità della discussione.

Il capo dello Stato è vittima delle correnti?
Oggi ha un solo potere di moral suasion. Ripeto, il corretto funzionamento del Csm è fondamentale per garantire un corretto “servizio giustizia” ai cittadini. La mancanza di credibilità della giustizia è mancanza di credibilità dello Stato. I magistrati spesso non si rendono conto della loro funzione

Comunque sono tutte riforme di difficile attuazione…..
Ho in mente un sistema ideale, platonico. Alla mia età penso mi sia concesso immaginare sistemi ideali.

In questo sistema ideale, cosa altro modificare?
Il disciplinare: non è pensabile che i magistrati siamo giudicato dai loro colleghi. Quando era al Csm ne ho visti tanti assolti che non avrei assolto. È naturale condiscendenza dovuta ad un rapporto di colleganza. È difficile non essere indulgenti con chi fa il tuo stesso lavoro e commette i tuoi stessi errori. Affiderei il disciplinare ad un soggetto terzo, come la Corte Costituzionale.

Ultima domanda: c’è un nuovo Palamara all’orizzonte?
Non so se esiste già. Però posso immaginare chi potrà prenderne il posto

Chi è?
Il più bravo. Come in Parlamento, fra tutti c’è sempre quello più bravo quando si devono tirare le fila e mediare fra le varie posizioni. Al Csm il più bravo è quello in grado di gestire i rapporti fra le varie correnti.