20 agosto 2020

Mario Draghi ha tenuto un discorso al meeting di C.L. approvato all’unanimità dall’areopago politico e mediatico nazionale. Prolusione universalmente ritenuta un’orazione fondativa con investitura unanime del suo potere politico prossimo venturo. La questione è spia e prodotto di alcuni(mal)vezzi. Il primo è la ricerca del ‘salvatore’ che col suo genio miracoloso tolga tutti dai guai. Il secondo è la superficialità popolare che quasi sempre avalla una selezione avvenuta in altro luogo secondo una strategia ben costruita (Prodi, Monti ed ora Draghi).La terza è la debolezza strutturale del sistema che consente questa sorta di itinerario obbligato: rafforzamento del potere finanziario privato ,aumento del debito pubblico, concentrazione di risorse in poche mani con impoverimento complessivo e retrocessione della classe media, aumento dell’influenza di tecnocrazia finanziaria e burocrazia, riduzione del peso delle istituzioni di democrazia liberale, degrado della rappresentanza politica, restrizione delle facoltà delle autonomie, incremento di influenza politica ed economica delle industrie planetarie ,dei grandi centri decisionali e del sistema di investimenti incoerenti con l’economia reale, progressiva estinzione del tessuto produttivo nazionale .La politica così rattrappita non è stata rinchiusa in soffitta, come si potrebbe dedurre. Rimane in facciata, non disvela il suo vuoto interno. Come un frutto consumato all’interno dai vermi ma ancora apparentemente intonso all’esterno. Di declino in declino essa si è posizionata in una sorta di Mirabilandia dove ognuno recita la sua parte con grande impiego di mezzi social e di comunicazione easy, gode delle rendite di posizione e dei benefici personali, di clan o di famiglia. Parla un po’ a vanvera, con la percezione che in questo modo e l’utilizzo della leva del trasformismo, anche estremo, potrà durare ancora a lungo, conservare e rafforzare le proprie posizioni di vantaggio. In questo contesto si coltiva la fiducia di un’entrata in scena del salvatore, e si lavora per agevolarne l’ascesa. Costui prenderà ogni decisione, anche le più dure, nel consenso di un popolo adeguatamente sollecitato è di una classe dirigente disposta a tutto pur di rimanere dov’è. Adesso è il momento di Mario Draghi, il leader dei tecnocrati finanziari, oggi l’italiano più potente del pianeta. Come da copione costui è auspicato da tutti financo da quelle forze si son fatte forti per l’opposizione serrata, almeno a parole, ai progetti che hanno in lui il miglior campione. Si esplicita definitivamente come sia un po’ tutto un impalco precostituito dove ognuno recita il suo spartito, ben consapevoli che a obbiettivo raggiunto ognuno beneficerà della propria parte di utile, come convenuto tacitamente o espressamente. Il dovere di chi non ci sta non è tacere e accodarsi aspettando tempi migliori, né sbraitare di impossibili soluzioni. Il dovere è raccontare cosa succede e soprattutto rappresentare cosa ci aspetta e chi sia il prossimo messia e cosa rappresentino le sue idee, al di là dei discorsi d’occasione. Cosa che si farà ‘ in tomi successivi per non tediare. Anche se il finale potrebbe essere già scritto. Non ci sarà nessun settimo cavalleggeri che farà fuori Toro Seduto, dopo che si sarà seduto, fra gli applausi e le genuflessioni generali.

(continua)

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