Il problema deve essere affrontato su più piani.

Replica di Maurizio Bianconi ad un articolo apparso su Informarezzo (qui) :

Politico: Berlusconi ha inventato il centro destra massivo in Italia. Ha tenuto insieme uomini, idee, stili di vita inconciliabili. Ma ha permesso alla maggioranza degli italiani che la sinistra non l’hanno mai voluta, di esprimere governi e rappresentanze. Il merito storico e’ questo. Ogni personaggio carismatico prima o poi non cade, precipita . Le cause sono pane per la cronaca, non per la storia e la politica. D’altronde i grandi personaggi li prendi come sono: grandi in tutto. In positivo e in negativo. E’ sempre stato così. Come la caduta che avviene sempre. Berlusconi e’ durato (e durerà ancora) un tempo biblico, vista la velocizzazione dei processi di questi ultimi decenni, dove un anno corrisponde almeno a un decennio. Quindi sultano o no, Berlusocni sta avendo il destino che la storia riserva comunque a quel tipo di personaggi.

Il problema e’ far durare il centrodestra oltre il suo inventore. Radicare cioè una forza che al governo o all’ opposizione rappresenti l’alternativa durevole al cattosinistrismo , al mondialismo ebete e solidale, al populismo di sx ( ben peggiore di quello di dx perché pseudocolto e più insidioso alla Saviano ecc). Per fare questo ci vuole un partito non appendice del premier, ma autonomo. Stiamo cercando di farlo. Alfano non e’ una risposta mediatica. Ma una risposta politica. Altro problema: se ci fosse la sinistra immaginata da Veltroni, perdere o vincere sarebbe far oscillare il pendolo dentro un alveo comprensibile. Ma oggi Bersani non garantisce la tenuta di una sinistra di governo di fronte al movimentismo che e’ il reale vincitore in questo passaggio. Tanto evidente e’ il problema, che di Pietro l’ha capito . Come si vede il rebus politico (centrodestra in costruzione e centrosinistra senza identita’ di governo) e’ l’insufficienza politica che grava sul paese (poi ci saranno i nominati, le basi da interrogare etc). Ma il punto politico e’ questo. Consenso: qui ha ragione Tremonti che osserva che non e’ questione di destra o sinistra, ma di chi governa e chi no. In tutto il mondo di vecchia industrializzazione. E’ anche vero che le blindature tremontiane sono state geniali e salvifiche. Ma e ‘anche vero che rischiamo di affrontare una crisi senza pensare che i partiti hanno il dovere del consenso e del mantenimento degli impegni. Questo non significa allargare i cordoni e basta. Significa che i provvedimenti devono coniugare rigore dovuto e consenso e se non lo fanno e’ fallimento politico. Non ci vuole un professore per chiudere la cassa, ne’ per aprirla. Basta un bimbetto. Senno ‘tutti son capaci a farlo il ministro. Da Tremonti aspettiamo altro che non una politica che Visco non avrebbe realizzato meglio. C’e’ del vero nel Tremonti di sinistra. Neokeynesiano, statalista, rigorista, giustamente lodato da tutti gli inner circles italiani ed europei notoriamente disprezzanti il centrodestra. Noi rappresentiamo altro, abbiamo promesso altro, crediamo in altro, vogliamo altro. Se il prof e’ bravo risolve senno’ dovremo tenercelo per il ricatto europeo , ma con la certezza degli applausi della finanza dei banchieri che contano, della sinistra ansiosa di governare, dei benpensanti con la puzza sotto il naso. Ma anche con la certezza che l’anima del nuovo centrodestra nasce seccata. La gente ci disprezzera’ e la sinistra populista e la finanza speculativa domineranno il paese. E dopo potrete incazzarvi quanto vorrete, perche’ governeranno decenni. Come si vede le veline hanno semmai accelerato il processo. Non lo hanno determinato. Mentre il rigore alla Ceausescu porta agli applausi internazionali, ma anche a morte sicura.

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