La sensazione è che si sia allentato ogni freno inibitore e che i partiti e i loro rappresentanti abbiano oltrepassato il limite.

L’idea che ha sfiorato persino il fondista del Corriere della sera, che ormai i politici non pensino al popolo, ma neppure alla propria tribu’ ma soltanto  alle loro terga, appare sempre più fondata

È pur vero che l’asticella che determina il limite si alza e si abbassa con le sensibilità dei cittadini.

Nonostante i parametri siano mutati  e  l’opinione pubblica sia più distratta e indulgente pare che si stia precipitando in un burrone più che percorrere i margini -sia pur ristretti-del sentiero del decoro.

Il pd stabilisce nel suo statuto che ‘i candidati vengono scelti attraverso le primarie’.

È un cavallo di battaglia, contro i nominati di Berlusconi.

Come è andata a finire si sa.

I prescelti lo sono stati dall’alto, Letta imperando con vendette trasparenti e autoritarismo.

Primarie o cose simili, neppure evocate.

Per il pd i collegi uninominali e le liste proporzionali avrebbero dovuto rappresentare i territori, sostituendo il sistema spesso poco trasparente delle preferenze.

Invece si è visto persone  immesse a forza di qua e di là, col criterio della ricerca del seggio blindato, senza alcun radicamento territoriale e senza alcun pudore.

Se si pensa allo scandalo che nel 2018 comportó il trasferimento della dama renziana in Alto Adige oggi viene da sorridere.

Vanno segnalati non i piazzati ovunque nei collegi più’ disparati, che sono la regola, ma i rari che hanno conservato il proprio collegio naturale.

I competenti e i diligenti sono stati per lo più scaricati in nome della fedeltà a Tizio e a Caio.

Si sono scelte figure famose, con più di qualche dubbio sull’efficacia della scelta.

Come non bastasse si è esercitato il vezzo dei seggi alle mogli e alle compagne.

Roba che nel Pd  è semplicemente da paura.

Questa sorta di cupio dissolvi  pone un interrogativo non peregrino.

Enrico Letta è uomo di punta del finanziarismo speculativo. É membro della Trilateral braccio armato della postdemocrazia finanziaria e filoamericana.

Sembra un ossimoro vivente: il campione del finanziarismo speculativo, segretario di un labour party e per di più postcomunista.

C’è da interrogarsi se il tradimento complessivo dei precetti del pd non sia un consapevole passaggio di destrutturazione di quel partito.

Un metodo cinico quanto si vuole ma già sperimentato con Mario Draghi nei confronti del paese.

La degenerazione è generale  e non riguarda una parte sola.

Le ” parlamentarie” del mv5stelle sono state l’avallo di una ‘lista del capo ‘dove s’è innestato anche il ‘tengo famiglia’.

Nella lista, priva di alternative, sono anche inseriti parenti degli incandidabili per doppio mandato.

Lo stipendio a casa arriverà lo stesso, con buona pace degli intendimenti originari dichiarati dal movimento.

Se cambiamo prospettiva, in attesa di notizie ufficiali, si scivola sempre nella china .

Troviamo per ora un seggio sicuro per la paraconsorte del presidente, deputato uscente e ignota alla Camera se non per le foto sull’almanacco.

Infine allarme rosso a destra: la candidatura Tremonti sarebbe il tratto definitivo sul superamento della linea di non ritorno.

Chi fece danni verrebbe premiato. Costui ignorò le  promesse come plenipotenziario del governo, causò la stretta fiscale e le visite negli esercizi commerciali, introdusse l’IMU in odio ai programmi.

Contribuì alla fine del governo Berlusconi arzigogolando con Bruxelles, Draghi, Merkel che lo lusingavano  come l’uomo prescelto per la sostituzione.

Fu infine protagonista di un brutto pasticcio personale concluso con un poco onorevole patteggiamento.

Se chi fu un creatore del libro rosso degli evasori come Reviglio – boy e dopo l’attraversamento di guadi, partiti, movimenti, posizioni si è accasato come presidente dell’Aspen Institute dovrebbe garantire il cambiamento, più di qualcosa non va.

Non si fa che aggiungere disastro a disastro, ma con un obbiettivo sempre più certo: postdemocrazia finanziarista e funzionariale in dirittura d’arrivo.

2 pensiero su “Altra stazione della Via Crucis: la vergogna delle candidature”
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