Le guerre rendono visibili paesaggi che in tempo di pace sono avvolti da nebbie che si diradano in gran velocità sotto la spinta degli orrori bellici.

Il dato che appare subito alla vista è che non ci sono ‘buoni ‘ e ‘ cattivi’ e che non valgono le categorie della ‘ragione’ e del ‘torto’.

Contano i dati di fatto che dicono che c’è un aggressore e un aggredito.

Uno che ha scatenato la guerra anzichè utilizzare altri modi possibili per far valere le proprie ragioni e uno che l’ha subita.

Alan Greenspan, primaria figura della finanza mondiale, interrogato su chi preferisse come presidente se Biden o Trump, rispose che non era importante poichè il presidente Usa non decide nulla se non in fatto di sicurezza interna. ‘Per le politiche decide il mercato e la finanza.

L’Ucraina ci conferma che la pressione militare Nato sul nervo sensibile russo ha lo scopo caro alla finanza di delegittimare il partenariato russo con l’Europa e l’Occidente  e rendere gli alleati dipendenti dalle fonti di energia americane.

Alla Russia è stato tolta la qualifica di nazione privilegiata nel WTO. Gli indebolimenti del rublo, del fondo sovrano russo, dei capitali di rischio nella speculazione e il pericolo di confische di titoli e altro paralizza i movimenti di un competitor gigantesco a tutto pro di un allargamento di influenza della finanza occidentale.

Il mercato delle armi è in grande spolvero.

L’influenza americana in Europa al diapason.

Questa guerra ha reso ridicole le solite frasi di ‘ guerra per la democrazia ‘ di ‘ esportazione di libertà.

È il trucco consueto che ripete quello degli ordigni antiuomo che hanno forme accattivanti e dentro il micidiale esplosivo.

La Russia non è da meno. La sua ansia imperialista e di sbocco ai mari caldi, passa indifferenziata per gli czar, il comunismo, la predemocrazia autocratica di Putin. La guerra di oggi ne conferma l’attualità.

I russi si dimostrano dei potenziali partner inaffidabili, portatori di quel nazionalismo espansivo e egemone impedimento all’idea di una Russia prevalentemente europea, anzichè asiatica.

Nonostante le apparenze, ricacciare la Russia a oriente a comporre un blocco con Cina, India e Pakistan è scelta lungimirante per la finanza occidentale.

Avere un nemico così pericoloso rinsalda vincoli e dipendenze e accresce la forza di chi è a capo.

Dall’Ucraina viene fuori anche come alcuni principi che reggono le comunità e danno loro le energie necessarie al proprio sviluppo e alla propria sopravvivenza siano insopprimibili.

Il sentimento di appartenenza a culture, a nazioni e civiltà riemerge nei momenti topici e inefficaci risultano i tentativi di compressione anche se soft e legati più a affari e interessi di elite dominanti che agli effettivi vantaggi dei cittadini.

Si comprende anche che alcuni mantra mostrano i loro limiti. Il globalismo, il pianeta interconnesso nei commerci e nelle produzioni, libero da vincoli e da confini sbatte contro realtà conflittuali, divaricazioni incolmabili, di talchè l’affabulazione mondialista mostra la sua essenziale natura di tentativo egemonico e finanziarista  che si sgretola di fronte alla realtà planetaria, che una guerra non banale evidenzia in tutta la sua durezza.

Va  poi menzionata la tenuitá pratica delle tesi su green economy e sulle  fonti di energia rinnovabile. La campagna verde si mostra come pretesto per investimenti colossali e speculazioni senza pari, in un mondo che fra una settimana potrebbe essere al buio e al freddo e che invoca il demone del nucleare e ripristina in gran fretta il detestato carbone.

Altro disastro che la guerra ha messo in mostra: la pochezza delle classi dirigenti, l’inadeguatezza della politica e l’asservimento di alcuni personaggi anche nazionali alle politiche statunitensi, per certo contrarie agli interessi italiani e continentali.

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