Anche se non fu Montesquieu a concepire per primo la divisione dei poteri e la loro funzione,lui ne definì il concetto in modo tanto lucido che da quasi 300 anni è il fondamento delle democrazie liberali.
I tre poteri ( legislativo,esecutivo,giudiziario)nei secoli e nelle latitudini,si sono pestati i piedi ,hanno invaso l’uno il campo dell’altro.
Montesquieu sostiene che queste commistioni sono la prova e lo strumento del cammino del’dispotismo’.
Oggi nelle democrazie avanzate e di libero mercato,il potere economico ( finanza ,produzione) e il potere di controllo del sistema ( es:Corte Costituzionale),dovrebbero essere aggiunti ai tre tradizionali.La loro mancata istituzionalizzazione è una delle cause della miscela dei poteri e della  degenerazione totalitaria delle democrazie che si trasformano in postdemocrazie.
Nell’Italia repubblicana  la mescolanza  ha contribuito al degrado della funzione legislativa, all’irrigidimento dell’ordinamento su posizioni di burocraticismo assolutista.
Il potere legislativo è  in mano per oltre il 90%al potere esecutivo .Si demanda la scrittura delle leggi al governo senza nessun potere interdittivo  per il Parlamento( leggi delega) o si ricorre  ai decreti legge ,sistematicamente approvati a scatola chiusa con il voto di fiducia.
 L’invenzione dei decreti attuativi e l’abuso dei Dcpm  con il pretesto dell’emergenza,hanno distrutto ogni residuo di sopravvivenza sostanziale del legislativo.
Circa il potere giudiziario sembra che siamo in un pozzo senza fondo.
Magistrati che dovrebbero solo applicare le leggi,  entrano mediaticamente e a gamba tesa sulla loro scrittura ( Di Pietro e c negli anni 90 ,Gratteri e c 30anni dopo).Le cariche assegnate per correnti -vezzo  mutuato dalla peggiore delle politiche-fra cene,incontri vacanze sono la regola  come in uno sceneggiato del latinoamerica.
Alcuni magistrati a tutela propria e della categoria perseguono avversari e contraddittori esercitando il potere dello  ius vitae et necis costituito dall’esercizio dell’azione penale.
Molte iniziative,tipo le recenti richieste risarcitorie avanzate dall’Avvocatura e molte sentenze fanno sospettare con ragionevole certezza che neppure  a Berlino si potrà trovare un giudice.
Il potere giudiziario appare un sistema introflesso e arbitrario, ostinatamente perseverante, convinto dell’impunità,puntuato da personaggi da film horror,senza che si intraveda un cambio di direzione.
Se si guarda il Consiglio Superiore della Magistratura , lì i brividi son d’obbligo anche a ferragosto.
Chi si scaglia contro le cene carbonare per determinare le nomine è frutto di quelle cene, e mentre dovrebbero tacere o più dignitosamente dimettersi danno pareri su proposte di legge a loro sgradite ,con una indifferenza allarmante.
In mezzo a tutto questo bailamme che vede l’ordine giudiziario avvinghiato alla democrazia italiana come una zolla di gramigna che blocca la catena del ciclista e lo fa rotolare, c’è un imbarazzante presidente della repubblica -che è anche presidente del CSM- pressoche’ afasico quasi che sapesse e non volesse essere messo in mezzo.
Ha espresso un richiamo sull’eterogeneità nei decreti legge ,ma rimane sostanzialmente silente  sul verminaio giustizia .
Come quel marito che scoperta la moglie  a letto con un altro, la rimprovera perché ancora non ha caricato la lavapiatti.
I cittadini ,già sfiduciati sulla credibilità della politica e sulla capacità di governo oggi hanno chiaro che la giustizia anziché una garanzia separata dagli altri poteri sembra un ordigno fatto con una mistura esplosiva composta da  politica , inghippi,opacità,ipocrisie,interessi ,ambizioni,che sta esplodendo in un intreccio di poteri che farebbe piangere Montesquieu e fa sorridere ogni despota in pectore ,da Draghi in giù.O in su, se si preferisce.

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