Sono stato a Arezzo per due giorni per la presentazione del mio ultimo saggio ‘Geopolitica e realpolitik – un’occasione da non perdere’ (ed lavocina.it & amazon.it).
Ho avuto modo di girare per tutta la città a piedi e in macchina per ore e ore e di parlare e sentire gli umori. Soprattutto guardare, vedere con l’ occhio di chi osserva il suo più grande amore, dopo il tempo trascorso lontano.
All’incontro sul libro avevo invitato l’ottimo e professionale Gigi Alberti di stare lontano da quesiti locali.E così è stato. Non volevo che argomenti dentro le dinamiche del territorio e le risse della politica locale ( ” il gorillaio” come lo definiva quell’intelligenza politica sprecata di Gigi Polli), appassionante sì ma fuori tema, inquinasse il valore del lavoro e la bellezza di un incontro che difficilmente dimenticherò.
Non dirò nulla sulle singole cose che ho osservato, nè dei contenuti delle conversazioni. Non sarebbe nè giusto nè opportuno.
Sono ritornato là dove oggi vivo con il cuore gonfio e negli occhi un degrado e un grigiore che ho già scorto altrove. In città con ampie periferie deteriorate e in centri abitati che storicamente e talvolta per latitudine e storia di malgoverni con radici profonde, vivono una sorta di abbrutimento permanente.
Un tempo scrissi e spesso dicevo che Arezzo, allora Golden City, al primo riflusso sarebbe diventata Dodge City.
A farla diventare Tombstone ci ha pensato il duo degli ingegneri che attenti a palazzi e villette di dubbia utilità e a lavori pubblici, impattanti, senza una fine e talvolta malfatti, ha trascurato l’anima della comunità.
Le condizioni avverse nazionali, un’immigrazione malgestita e che rende zone anche centrali regno di situazioni innaturali ha contribuito all’accelerazione del processo in atto.
Come prefetti e forse questori non all’altezza, con disposizioni funzionariali – anche romane – burocratiche e inefficienti hanno reso possibile che la città, un tempo ‘ isola felice’ diventasse un mini bronx anche in pieno centro.
In tutto come la superficie 3/4 campi di calcio.
‘Ma non è vero un cavolo. Ad Arezzo vengono i turisti, la città del Natale, l’oro tira ‘( questo è falso, l’oro ha raddoppiato il suo prezzo che è molto diverso ndr ). Prospettiva sbagliata: i turisti girano la città col naso in su. Alle buche non badano, nè alle facciate, ai fondi sfitti, alle porzioni di centro abitato fuori dalla microscopica area che a loro interessa.
Adesso Arezzo cerca un sindaco. Sembra che un sindaco non ci sia.
La politica locale risente del generale impoverimento dei ranghi e anche del discredito che offre lasciare posizioni sociali e professionali di prestigio per occupare uno status senza potere reale, screditato, alla mercè del primo PM che si è svegliato male, per poi gestire situazioni complesse e in downgrade.
Senza peraltro alcun supporto apprezzabile da una comunità che per essere obbiettivi non ha dato gran prova di sè quanto a animus per collaborare in disinteresse per il bene comune.
Città rimasta orfana, in mano al genium del se ipsum, fra ingegneri apprezzati dalle culture emiratine e oltre ogni limite da se stessi e quelli poveri di appeal reale ma ricchi di convincimenti immaginari su apprezzamenti nazionali peraltro mai pervenuti.
Alla città non ci vuole fuffa nè sparpaglío mediatico, ci vuole un babbo o una mamma amorevoli, umili, consapevoli del ruolo, collaudati per onestà, senso civico, competenza amministrativa e politica, nel pieno della maturità, nè giovani rampanti nè meno giovani in attesa di onorevole rimessaggio.
Ci vogliono personaggi che mettano un piede dietro l’altro innamorati della loro creatura, senza soverchie ulteriori ambizioni, se non quella di far bene per la comunità e la città, come sin qui hanno dato prova di volere.
In un tempo così è il buon pastore e l’esempio con l’amore identitario possono far passare la comunità dal viaggio verso l’abisso della retrocessione e quello per una convalescenza magari lunga, dura, ma profittevole.
Pochi partiti, poca politica romana, tantissima politica di comunità.
Bene: CANDIDATI COSÌ CI SONO. SOTTOMANO e facilmente identificabili.
Basta astrarre Arezzo dai maneggi e dai magheggi, seguire il merito, il disinteresse, il bene della comunità .
Non ci vogliono nè Superman, nè Superwoman, ma un babbo o una mamma seri senza grilli per il capo che diano la certezza di occuparsi sempre e soltanto della famiglia. Cioè la città, la comunità .
Se sono umili e non ‘bucano’ meglio. Di ‘popponi’ o ‘doddici’ Arezzo ne dovrebbe avere fin sopra i capelli.
