L’amico e sodale di tante avventure politiche Gennaro Malgieri, ex deputato, giornalista, scrittore, intellettuale di una destra libera ci fa l’onore di intervenire con un suo pezzo (editoriale per le formiche.it, qui sintetizzato nelle fatidiche 3000 battute montanelliane de la vocina) sulla questione del giorno: il referendum.

Genny, porte sempre aperte

Il direttore

 

LA DESTRA DEL NO

Il referendum ha innescato una rivolta, nella destra che non si riconosce in Fratelli d’Italia favorevoli al Sì e ha deciso di esplicitare un dissenso diventato profondo.

Prima una pattuglia di ex-parlamentari del Msi e di An, poi un po’ d’intellettuali d’area, infine politici contigui, sono riusciti a mettere insieme, in una manciata di giorni, ben cinquecento firme, utilizzando soltanto una chat telefonica senza coordinamento e senza un minimo di organizzazione. Un disagio spontaneo avverso la destra parlamentare che si è accodata ai 5stelle.

Il sintomo testimonia che una Destra nuova, diversa, aperta, dialogante, nel percorso della sua tradizione culturale è possibile .Destra non testimone sterile, ma soggetto di rinnovamento di un’area politica che se organizzata, può contare su un numero rilevante di simpatizzanti .Se la Destra parlamentare (o qualcosa che le assomiglia) si schiera a favore dell’antipolitica abbracciando l’ipotesi del taglio dei parlamentari, senza considerare tra l’altro, le deficienze istituzionali che comporterà il Sì vuol dire che qualcosa si è geneticamente modificato nelle sue file. Nessuno ha avuto riguardo ad uno dei capisaldi della destra moderna: la partecipazione. Essa è stata per oltre cinquant’anni declinata in tutti i modi possibili, specie in termini di apertura della rappresentanza al punto di prefigurare perfino nel suo cammino una Camera delle regioni, delle competenze, delle categorie. Come è stato possibile che un punto qualificante della politica della destra sia stato bruciato davanti all’illusionismo antipolitico dei penta stellati unici avvantaggiati da una vittoria del sì?

Ad un errore di valutazione si è aggiunta la suggestione di un centrodestra a trazione salviniana che probabilmente ha indotto FdI ad uno strabismo politico per ragioni prettamente di potere. Non si è valutato il dividendo che ne sarebbe derivato, cioè l’egemonia su una coalizione che di fatto non esiste se non come cartello elettorale. Su questo piano la Lega non è certo disposta a dare più di quanto è solita in queste circostanze, a meno che non si adotti un sistema proporzionale. In questo caso l’obbiettivo sarebbe un inutile traguardo.

C’è un altro punto che avrebbe dovuto indurre la destra in Parlamento ad atteggiarsi in maniera diversa. Se si chiede ogni giorno le elezioni non si capisce che con la disfatta del fronte del Sì le Camere verrebbero sciolte? Inquietanti ed indecifrabili ragioni ci fanno accantonare qualsivoglia risposta.

Della destra che non c’è, ma che potrebbe esserci, come testimoniano i fermenti di queste settimane, con alle viste la formazione di nuovi soggetti in diverse forme, con intellettuali disorganici, credo che si parlerà a lungo. In politica niente è definito per sempre, figuriamoci di questi tempi…

Votare No al referendum significherebbe aprire sostanzialmente la strada ad un confronto a destra e tra le destre. Senza farsi nessuna illusione. Nella certezza che una destra che sia politicamente tale e senza equivoci ci vuole.

Gennaro Malgieri