I vaccini arrivano poco e male, spesso meno di quanto ci aspettavamo e noi… li sprechiamo!

Da questo grafico si intuisce bene che i vaccini Pfizer infatti sono stati dati a centinaia di migliaia di studenti di medicina, amministrativi e iscritti a vari ordini professionali, indipendentemente dal fatto che avessero contatto con i pazienti, e soprattutto indipendentemente dal loro rischio personale, che sotto i trenta-quarant’anni è minimo, sprecando questa risorsa che per tanta gente più anziana può invece fare la differenza tra la vita e la morte.

Mettere in sicurezza gli operatori negli ospedali è giusto, così come altri liberi professionisti ad alto rischio (penso a dentisti e assistenti) -, ma subito dopo proteggere i più fragili, per ridurre il carico sugli ospedali stessi.

Un “rischio sproporzionato di esposizione” può averlo un infermiere di terapia intensiva, una giovane specializzanda che lavora in pronto soccorso, non tutte le persone sotto i 60 anni che hanno ricevuto più di 2 milioni delle 3 milioni di dosi finora somministrate.

I settantenni sono oggi la categoria più penalizzata dall’approccio italiano, sono la fascia più a rischio in assoluto, perché al rischio elevato legato all’età aggiungono una maggiore esposizione rispetto ai più anziani, ottanta o novantenni.

Eppure, ci dice il ministero in questo grafico, a loro è stato finora riservato un terzo dei vaccini somministrati ai ventenni. Non del totale, ma di quelli dati ai ventenni, per i quali covid-19 è poco più, se addirittura poco meno, di un’influenza.

Scelte folli che pagheremo a lungo con chiusure, zone rosse, limitazioni e sacrifici.

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