Il 70% circa dei fondi UE riguardano la ‘transizione verde’,come ha  ricordato Di Maio, con  encomiabile insipienza e orgoglio inopportuno .

Spacciata a suo tempo come il volano della crescita post Covid ,le è stata costruita intorno una storytelling idilliaca:aria pulita,clima normalizzato ,gente felice con un lavoro innovativo ben retribuito.

Il fine era far dare il morso alla mela avvelenata dei denari UE,snodo obbligato della strategia postdemocratica.

Mezzo ideale per stringere  il cappio al collo di un’Italia ,in fondo riottosa alle regole della finanza dell’Ue e dei paesi già allineati.

Anche per questo motivo Mario Draghi comunicò a Mattarella di voler assumere la presidenza del Consiglio.

Conte e i suoi scappati di casa non garantivano la palla nel cesto.

La menzogna fu presto smentita dai fatti.

Con le prime verifiche , ci fu chi  cominciò a capire che la transizione verde avrebbe portato disoccupazione e diminuzione di benessere .

Qualcuno un po’meno allineato prese a ipotizzare  l’imbroglio.

Non più di tanto ,poiché Berlusconi si pone come àscaro acritico delle truppe UE , Salvini ha votato il piano e la Meloni se l’è cavata col minimo sindacale di un’astensione imbarazzante.

Una mattina si apprende che le bollette di luce e gas andranno alle stelle. Si inizia a confermare  che la transizione e la green economy saranno causa di un bagno di sangue e rappresentano un grimaldello per scassinare le buone pratiche di una società di fatto nemica nel profondo delle economie compatte, delle speculazioni, delle banche padrone.

A questo evento  se ne sono aggiunti altri due: uno quasi di prammatica ( ex Alitalia) e la Gkn ,dove l’evocato capitale straniero( purtroppo quasi sempre di rapina)ha licenziato in un secondo 500 persone con una mail.

Qualcuno ha cominciato a aprire gli occhi , su green economy, resilienza ,Unione europea ,sul Salvatore Draghi ,non a caso spinto irregolarmente su per la salita  da media tifosi, sondaggi amici, Confindustria sciuscià.

Scatta la contromossa , già canonizzata nelle pratiche della postdemocrazia.

È l’operazione terrore.

Draghi se ne esce di punto in bianco con messaggi  ultimativi sul clima , sulla  necessitá impellente di risanare il pianeta , che sarebbe cosa piú urgente che uscire dalla pandemia.

Si monta uno sceneggiato da tragedia e il clima diviene emergenza di oggi , urgentissima, indifferibile.

L’allarme è lanciato drammaticamente con lo scopo consueto di attenuazione  del dissenso, inoculando terrore e obbligando a sottostare gli smarriti cittadini al male minore. Gkn ,Alitalia , le bollette sembreranno il meno peggio rispetto ai cataclismi preconizzati come prossimi , anzi subitanei.

Nessuno che ricordi al Salvatore i 3 miliardi di cinesi e di indiani , centinaia di milioni di ex URSS, l’America del sud e gli Stati Uniti  e per quel poco che può anche l’Africa. Senza parlare della Germania che ha previsto l’abbandono del carbone nel 2032 . Nessuno che dica che la pretesa green economy porterà scompensi irrisolti quali l’abnorme consumo di energia elettrica, lo smaltimento ,la ricerca di alcune materie prime .Ma soprattutto l’assenza di ricerche fondate e attendibili strategie.

Poco importa .

Conta raggiungere a qualsiasi costo l’obbiettivo  di avvilire il ceto medio, far fuori micro e piccola impresa, economia segmentata, lavoro e giusto profitto e concentrare tutto in poche mani, depotenziando nei fatti sistema democratico e tenuta delle comunità per rafforzare le oligarchie postdemocratiche già allocate nel Mondo di sopra, ansiose soltanto di chiudere la partita.

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