La sinistra che annaspa nella palude del Qatargate ha coniato un astuto teorema: se la corruzione è arrivata all’Europarlamento è perché mancano le regole, e a non volerle è stata la destra, su cui ricadrebbe dunque la responsabilità delle mazzette milionarie trovate però sparse tra abitazioni e capienti valigie tutte di marca socialista.
Abbiamo letto anche che la destra, “non ha diritto di indignarsi per gli scandali altrui”, perché il rapporto tra furfanti nei rispettivi schieramenti le sarebbe decisamente sfavorevole. Insomma: autentiche arrampicature sugli specchi per nascondere la tragica realtà della flagranza di reato.
Del resto, la destituzione fulminea di una vicepresidente dell’Europarlamento conferma che questa vicenda è talmente grave da spazzare vie le cautele di rito. Buttare la palla in tribuna rifugiandosi in un surrettizio bilancino dei corrotti è dunque solo il tentativo di rimandare ancora una volta i conti con le voragini morali aperte nella sinistra dalla prolungata gestione del potere.
Il fiume di denaro dagli sceicchi apre una doppia questione morale che va al cuore della costituency politica della sinistra, ovvero la difesa universale dei diritti umani, il soccorso agli immigrati e la beatificazione delle Ong. Non può che tornare alla mente l’inchiesta di Mafia Capitale con la frase illuminante di Buzzi, secondo cui il business dei migranti era più redditizio del traffico di droga, e i fondi per l’accoglienza una miniera d’oro su cui fare guadagni milionari. Ecco: ora siamo di fronte a una variante se possibile ancora più odiosa del malaffare, perché coinvolge la stessa credibilità delle istituzioni europee. E’ una questione talmente enorme a cui la sinistra italiana ha reagito tardi e male, condizionata dalla falsa convinzione della propria inattaccabile superiorità morale. Una favola per anime belle, visto che furono altri flussi di soldi che giungevano da Mosca nelle casse del Pci ad alimentare la corsa al finanziamento illecito dei partiti. La cosiddetta “diversità” coniata da Berlinguer quando il cemento ideologico del comunismo reale cominciò a sgretolarsi è stata solo un formidabile strumento di propaganda, e nulla più. L’amnistia dell’89 e lo strabismo di Tangentopoli, che colpì in una sola direzione, fornirono un salvacondotto giudiziario al partito sconfitto dalla storia. Questa era e resta l’unica vera anomalia italiana, che pesa come un macigno sul rinnovamento della sinistra. Non sarebbe male se qualcuno avesse il coraggio di porre questo scomodo tema al prossimo congresso del Pd. Ma è dura fare i conti con la storia (e con la cronaca).

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