I detrattori imputano a Draghi il marchingegno che Goldman Sachs architettò per celare l’ammontare reale del debito greco, causando profitti per sé e la rovina di quel paese. L’operazione fu incardinata nel 2001, mentre Draghi fu in Goldman Sachs dal 2002.Una sua paternità diretta non è fondata, come infondata è l’accusa. Draghi svolse un ruolo strategico e ricoprì importanti posizioni nella banca privata. Fu vicepresidente per l’Europa, associato della banca e ebbe la responsabilità della promozione della penetrazione dell’istituto nel vecchio continente, sia come estensione territoriale sia come inserimento nei sistemi economici dei singoli paesi. Ebbe anche l’incarico di occuparsi di imprese e stati sovrani. Importante strumento per le mission di Draghi fu l’utilizzo esponenziale dei derivati , titoli che hanno contribuito allo sviluppo continentale della banca d’affari e alle sofferenze di imprese ,stati e amministrazioni. Nel 2008 Francesco Cossiga , disse in tv ad una trasmissione popolare ,con la consueta sfrontatezza che Draghi mai avrebbe potuto fare il presidente del Consiglio. Usò due locuzioni ‘vile affarista’ e ‘comparuzzo di Goldman Sachs’. Lo accusò anche di essere il liquidatore dell’industria nazionale, riferendosi al meeting sul Britannia e alla sua presidenza della commissione per le privatizzazioni. Il linguaggio e gli esempi erano coerenti con il genere di comunicazione consono a quel tipo di uditorio. La sostanza aveva altro spessore. Cossiga asseriva che una democrazia mai avrebbe potuto avere come capo del governo un uomo con quel genere di cultura finanziarista e con una storia coincidente con i destini di banche d’affari. La ragione è semplice, le banche d’affari e i suoi uomini hanno per scopo il profitto e la crescita finanziaria e proiettano ogni attività in quella direzione. Uno stato democratico ha per fine il benessere dei cittadini e l’affermazione di libertà e diritti. Chi lavora per il profitto di pochi non può lavorare per il benessere dei cittadini. Chi fa il prete non può gestire una setta satanica, chi è vampiro non può occuparsi dei donatori di sangue. Non è dato sapere se in quella esternazione ci fosse anche una sorta di espiazione per non essere stato estraneo alle spinte d’oltreoceano per inserire uomini della finanza nelle istituzioni degli stati ,e per avere in questo contesto ,com’egli ammise, pressato non poco l’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi per la nomina di Draghi a Governatore della Banca d’Italia , avvenuta nel 2005.E’acclarato che anche Azelio Ciampi, pure lui uomo finanziarista e legato agli stessi ambienti di Draghi abbia lavorato in quel senso. L’occasione che si presentava appariva unica. La carica di Governatore della banca d’Italia era a vita. Lo sconquasso che va sotto il nome di Bancopoli costrinse il Governatore a vita dell’epoca a dimettersi. L’opportunità fu colta al volo, sia che vi fosse stato il colpo di fortuna sia se alla dea bendata fosse stato liberato un occhio.

Privata del diritto di emissione Bankitalia costituì il trampolino e il palco dal quale Draghi continuò la sua opera sintonica alle idee finanziariste, per la creazione di un libero mercato universale guidato da multinazionali e banche d’affari, secondo quei convincimenti che lo avevano guidato per tutta la vita.

(continua)

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.