Come Governatore di Bankitalia, Draghi continuò il suo impegno per il nuovo ordine dei mercati e il finanziarismo. Facilitò le acquisizioni e le fusioni bancarie. Ne furono compiute di storiche. (Intesa/San Paolo IMI, UniCredit/Capitalia, gruppi banche popolari con BpLodi e Banca lombarda). Le sue dichiarazioni del 2006, sono la svolta a 180 gradi rispetto al passato di Bankitalia. Nessun intervento per influenzare operazioni di mercato, neanche quando era la legge a dare questa facoltà’. Non più assenso preventivo vincolante per le acquisizioni bancarie. Fu critico nel 2008, col governo Berlusconi, che, fra l’altro incoraggiava la destinazione del risparmio investito verso i Bot. Fu inerte di fronte alla falcidia dei piccoli istituti e di fronte alle difficoltà per l’accesso al credito della microimpresa. Draghi governatore rappresentò l’esordio di un banchiere d’affari in Bankitalia. Fu autorevolmente detto che la sua ascesa era il segnale di “un paese in vendita”. Draghi proseguiva con coerenza il suo tragitto. Esso appariva chiaro e senza deviazioni: dalle vendite conseguenti al meeting nel Britannia ,facilitate dalla svalutazione Amato, con Draghi Direttore generale del Tesoro, all’intreccio delle acquisizioni bancarie senza più assenso preventivo, con la rinuncia ad ogni diritto di intervento e con l’apertura della partecipazione azionaria di enti economici alla proprietà degli istituti di credito ,si giungeva alla sostituzione dei capisaldi dell’economia nazionale con un’opzione per un mercato senza più confini geografici, ne’ limiti. Con Draghi, Bankitalia divenne attore di un mercato finanziario dove, per espressa scelta del Governatore non v’erano più limiti, né normativi, né etici. Il nuovo ordine dei mercati ebbe le porte aperte per agire a piacimento. Nessuno, e neppure Draghi rammento ‘ l’art 41 della Costituzione. In esso è prevista la libera iniziativa in economia. Sono posti confini invalicabili: il rispetto della dignità umana e della libertà. Di più’: le attività economiche libere non possono essere contrarie all’utilità sociale, anzi vi è l’obbligo per l’attività’ economica pubblica e privata di ‘essere indirizzata e coordinata a fini sociali’. Draghi, coerente con la sua formazione avversaria di quei principi, estranea al concetto di ‘interesse nazionale ‘ ha sempre lavorato per un mercato mondialista, dove Italia e Europa rappresentano espressioni geografiche- economico finanziarie, nell’alveo di una connessione con lo scenario nordamericano e le sue banche d’affari. Non a caso Draghi viene fin da allora indicato come una delle personalità più potenti del pianeta.

Fu presidente del Financial Stability Forum (Board), il top planetario, dal 2006 al 2011.Non certo come Governatore di Bankitalia. Draghi è uomo fra i più potenti del mondo quale artefice e gestore e playmaker della trasformazione dell’economia mondiale a mercato finanziario gestito non dai governi o dagli istituti nazionali ma da Banche d’affari e multinazionali. È l’affermazione del nuovo ordine dei mercati auspicato, voluto, preconizzato da Rockfeller e i suoi seguaci e le sue associazioni, di cui Draghi è punta di diamante. A operazioni compiute in modo mirabile Mario Draghi si accinge al compimento del passaggio quasi obbligato, visto lo spessore del personaggio, il credito, la stima, i successi: la presidenza della Bce

(Continua)