Se Conte avesse immaginato – forse Casalino ci ha pensato davvero – di farsi erigere una statua come salvatore della patria dal Coronavirus, probabilmente avrebbe già dovuto rivedere i piani, vista l’aria che tira nel mondo e i venti di contestazione che hanno cominciato a spirare intorno a lui,dopo il letargo del lockdown. I nodi cominciano ad arrivare al pettine, molto prima dell’autunno caldo che tutti prevedono, perché se la catena di comando non ha funzionato nell’emergenza sanitaria, nella fase due sta letteralmente tracollando. La giungla dei comitati di Conte ha infatti prodotto solo una ragnatela di norme incomprensibili, tradotte in Dpcm ancora più oscuri, e si è così affermata una nuova e più insidiosa categoria parapolitica: il taskforcismo, per cui il Parlamento diventa un organo poco più che consultivo che prende ordini da un esecutivo eterodiretto dall’oligarchia di comitati che si sovrappongono e finiscono per divorare il loro stesso inventore, ossia il premier che li aveva individuati come un elisir di lunga vita per garantirsi la sopravvivenza.Il comitatismo sembrava aver esaurito la sua funzione omeopatica con il deposito del rapporto Colao, redatto da decine di menti illustri ma gettato subito nel cestino. Nato e morto, insomma: per disegnare il futuro del Paese, infatti, Conte ha deciso di affidarsi ad altre menti, questa volta “brillanti”, convocate agli Stati Generali di Villa Pamphilj insieme ad “ospiti internazionali” che si sono esibiti – nella prima giornata, come se invece dei massimi sistemi si stesse parlando del festival di Sanremo.Ma con gli Stati Generali si e ‘esaurita la furia creativa di Conte: la sua economista di fiducia, Mariana Mazzucato,spiegando i motivi per cui non ha firmato il rapporto Colao, ha ammesso di essersi dedicata “molto più al lavoro sulla mission che abbiamo con una nuova squadra, con dei giovani, e siamo onorati di lavorare vicino al primo ministro”. Dunque, è in gestazione un nuovo comitato, questa volta in erba, composto chissà da chi e con quale criterio.
Il tourbillon di comitati è come il gioco dell’Oca: si torna sempre al punto di partenza, e nonostante questo immane spiegamento di forze – più di mille cervelli mobilitati – non c’è ancora un progetto né una strategia su come spendere i soldi europei, su come salvare dalla povertà intere classi sociali – negozianti, artigiani, piccoli imprenditori che sono la ricchezza di questo Paese – su come riaprire le scuole, con la maggioranza che resta bloccata dai veti incrociati: il Pd non vuol toccare il codice degli appalti,i Cinque Stelle difendono il decreto dignita’,e così non ripartiranno né i cantieri né il lavoro. Con il paradosso che la colpa di questa drammatica paralisi ora viene rimbalzata sulle opposizioni perché non partecipano agli Stati Generali e pretendono di riportare il confronto nelle sedi istituzionali. E a proposito di istituzioni dimenticate, ce ne sarebbe una di rilievo costituzionale, il Cnel – Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro – composto da 65 esperti, che è un organo di consulenza di Camere e governo e ha proprio il compito di “contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale”. Viene ormai considerato un ente inutile, ma forse sono più inutili i comitati di Conte.

 

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