Compagni che sbagliano fu la tartufesca definizione che all’inizio degli anni di piombo una parte della sinistra coniò per i terroristi rossi. Sembra impossibile, ma mezzo secolo dopo, durante un incredibile dibattito televisivo mandato in onda da “La 7” per processare la Lega, quell’osceno concetto è stato perfino superato in peggio, col riconoscimento del coraggio dei “compagni che sparavano”, perché almeno loro avevano un’ideologia alle spalle e rischiavano di morire in una battaglia “in cui i corpi si fronteggiano”, mentre la macchina infernale salviniana orchestrata da Morisi sul web ha seminato odio e vittime senza rischiare nulla, attaccando i nemici da dietro uno schermo e colpendoli alla maniera subdola dei droni.
Il messaggio veicolato è stato inequivocabile: i metodi della Bestia sono assimilabili a quelli dei terroristi, con l’aggravante della vigliaccheria da tastiera. Ebbene, nonostante l’abitudine ai fiumi di odio politico-giornalistico che trasuda sistematicamente da certi schieratissimi talk-show, questa volta è stato superato il limite dell’inverosimile, arrivando a definire gli agguati terroristici “una battaglia tra corpi che si fronteggiano”, come se i brigatisti che pianificavano gli agguati contro bersagli inermi meritassero una patente di dignità e di rispetto. Quindi, chi spara, in fondo, siccome fa un corpo a corpo con un disarmato, va rispettato per il coraggio. Se poi spara perché ha un’ideologia di sinistra, va anche compreso. Perché la bestia era Morisi, più di chi ha ucciso…
Mentre in Italia è scattata per l’ennesima volta la mobilitazione generale contro l’imminente “ritorno del fascismo”, c’è una domanda da porsi: possibile che nei cosiddetti atelier di pensiero della sinistra resti ancora vivo il retaggio culturale secondo cui chi sparò negli anni di piombo lo fece certo sbagliando, ma in fondo per una giusta causa, quella della rivoluzione proletaria? Oppure è l’odio atavico contro la destra a produrre questi sragionamenti rivenduti come teorie sociologiche, anche se non hanno una base logica? Perché è vero che le parole violente a volte diventano pietre, e andrebbero espulse dal vocabolario della politica, ma prima di tutto la sinistra maestra di delegittimazioni dovrebbe guardarsi il proprio ombelico ideologico, e poi non scambiare i droni virtuali con le pallottole e le bombe che seminarono strade e piazze di morti segnando la stagione più tragica della Repubblica. Lo facciano, questi alfieri del progressismo etico, almeno per rispetto delle vittime del terrorismo.

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