L’epidemia  non era ancora pandemia, che già si ragionava di Governo d’unità nazionale, annusando l’aria di crisi che sarebbe arrivata. Negli ultimi giorni, le chiacchiere di palazzo predicono un governo del “ buonsenso” o delle “terre di mezzo”: un ponte ideale tra maggioranza e opposizione, da Renzi a Giorgetti (Lega), passando per il Cavaliere e per figure come Calenda e Bonino. Senza tralasciare ovviamente il PD. Solo ipotesi per ora, che indicano un percorso già battuto. I commentatori politici, i grandi media, i talk show, hanno grano da macinare ai loro mulini, mentre gli egoismi e personalismi, le polemiche fra affini ed avversari proseguono. Così come l’esposizione mediatica di Conte, interprete del canovaccio di Casalino, con la proposta degli Stati Generali, nella speranza di un terzo mandato di specie montiana. L’apparenza trionfa nel protagonismo del Premier, nello sciorinare una operosità di Governo, in realtà evanescente. I 5 stelle e il PD si dividono su tutto, alla ricerca di consensi più che di soluzioni. L’opposizione si impegna in una competizione anch’essa sui consensi fra FDI e Lega, mentre FI ricerca uno spazio dialogante e una porzione di suffragi futuri, che fa sorgere più di un sospetto. Un “tutti contro tutti” insomma, finalizzato unicamente a far lievitare i consensi alle forze in campo, fuori da ogni logica di coalizione e da ogni strategia di governo presente o futuro. Fanno i loro giochi e attendono che si maturino i tempi per il “Governo di tutti”. Quando il morso della crisi si farà sentire per davvero e le inconsistenze progettuali non saranno coperte dai sussidi, lo schema delle forze politiche tutte sarà evidente. Solo a quel punto, di fronte al baratro e alla cosciente assenza di strategie adeguate, i partiti scopriranno il loro gioco e faranno un passo indietro. L’operazione apparentemente pilatesca, in cui i partiti metteranno solo i voti in Parlamento, guardandosi bene però dal metterci la faccia, dovrebbe permettere loro la sopravvivenza, o meglio la sopravvivenza dei rispettivi leader e relativi inner circle. Come col Governo Monti nel 2012, quando si consegnò le chiavi d’Italia ai Professori e si subirono provvedimenti, la cui responsabilità fu scaricata totalmente sulle Fornero di turno. Non si rammenta che quelle norme furono votate da quasi tutto l’arco parlamentare. Ci furono una madre anche ma molti padri. Questi ultimi però se la cavarono e ripresero le danze. Oggi la replica. Stavolta con uno spartito già convenuto. Ognuno compie la sua narrazione ai soli fini del consenso, in vista di una futura competizione elettorale proporzionale. Sono consapevoli che nessuno di loro governerà al tempo delle scelte difficili. Ci si affiderà di nuovo ad un “Mister Wolf” di tarantiniana memoria (‘risolvo problemi’) a uno che tolga le castagne dal fuoco alla politica e che, a delitti compiuti, sia pronto a farsi da parte. A quel punto i leader, gli amici stretti e i rispettivi partiti, immemori dei voti espressi, del prezzo pagato a mr Wolf e ai suoi mandanti, riprenderanno la sceneggiata, avendo disceso un altro girone verso l’abisso infernale, ma conservando il potere o quel che ne rimane.

 

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