Ormai da giorni stiamo assistendo al balletto tra un presidente uscente che grida al complotto e uno che riceve gli encomi e le genuflessioni dei potenti della terra nonostante la sua elezione sia ancora in attesa di proclamazione ufficiale, con contenziosi elettorali in atto. Se non fosse che di mezzo c’è la più grande potenza mondiale, autodeputatasi a garante dell’unica democrazia possibile, ci sarebbe da morire dal ridere. Ma in fondo questo non dovrebbe destare meraviglia per un paese che prevede il voto con cartolina postale e nel quale è ancora vigente la pena di morte tramite camera a gas. Con l’ingresso nel secondo conflitto mondiale, senza che lo stesso avesse devastato il proprio territorio (quindi a un prezzo tutto sommato accettabile) e la creazione della NATO, l’America è diventata per acclamazione la protettrice del mondo occidentale e di quanti si sono sottomessi, più o meno volontariamente, al Patto Atlantico. A distanza di decenni il mondo che ci viene consegnato è però ancora più insicuro, destabilizzato, fragile. Le primavere arabe ne sono state il paradigma perfetto. In pochi capirono questo meccanismo perverso se non dopo averne fatto le spese. Tra questi il Generale De Gaulle, primo capo di stato occidentale a recarsi in Russia riconoscendola come stato sovrano. Si narra che De Gaulle una volta finita la guerra chiedesse agli Stati Uniti se la conversione dell’eurodollaro in oro, come garantito, fosse confermata. Alla risposta affermativa seguì la partenza di un aereo cargo pieno di banconote che vide il ritorno di un carico pieno di lingotti. Questo per due viaggi consecutivi. Al terzo, l’aereo francese tornò con le stesse banconote di partenza. L’inaffidabilità degli Stati Uniti convinse il Generale a provvedere in proprio alla difesa della patria, bomba atomica compresa. Una sorte peggiore è toccata all’Italia, leader a livello mondiale in campo nucleare per usi civili, sviluppo industriale e tecnologico, alta manifattura che ha vistoe la propria economia smantellata, pezzo dopo pezzo, insieme a una intera classe dirigente, a vantaggio dei nuovi occupanti, senza scarponi neri ma ben vestiti su navi di lusso battenti bandiera britannica. Non avemmo un De Gaulle ma dal canto loro lo capirono prima Mussolini (in parte), poi Moro, Craxi e Berlusconi. Tutti messi fuori gioco ora per propri errori imperdonabili ora per mano di un apparato con in tasca passaporto straniero. Giorno dopo  giorno si è costruito in provetta un sistema di governo servo della peggiore Europa, dell’alta finanza e del relativismo valoriale. Convogliato poi il dissenso contro l’apparato in un partito (il M5S) ben collocato al suo interno e quindi perfettamente manovrabile, il gioco era fatto e la salita di Draghi al Colle sarà il coronamento di un delitto perfetto iniziato 75 anni fa. Del resto, come diceva Tucidide nella “Guerra del Peloponneso” per annientare un popolo non importa conquistarlo, basta che a governalo ci siano politici infedeli. Non scorgendo un Bobby Sands all’orizzonte c’è da sperare che il ceto medio, laborioso e risparmiatore, che è stato baluardo della nostra democrazia abbia un moto di orgoglio e che la Russia di Putin faccia almeno da contrappeso alla globalizzazione americana, alla burocrazia finanziaria di Bruxelles e al terzomondismo piacione e buonista della peggiore Chiesa cattolica. In caso contrario si salvi chi può!

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