Giovanni Orsina, misurato commentatore, su La Stampa osserva ‘È sempre più evidente che il governo Draghi non è un governo di emergenza. Ha preso, sta prendendo prenderà decisioni che condizioneranno il Paese per anni se non per decenni e Draghi stesso, in una forma o nell’altra, non potrà uscire di scena tanto presto. O le forze politiche cominciano ad adeguarsi a questo possibile futuro, o rischiano di non toccare palla per parecchio tempo’.

Concetto importante che come quasi sempre in questo mondo d’informazione deformata e omologata viene inserito come di soppiatto in un pezzo che sembra routinario.

Orsina è autorevole ambasciatore di quello che chiamo il Mondo di Sopra, l’élite tipicamente italiana di ogni campo che rimane in cima da qualsiasi parte provenga il vento e ci dice: ‘Draghi c’è e ci resterà a lungo. Già ha messo mano, ma ancor più lo farà in futuro a un riassetto e a una serie di decisioni che trasformeranno il paese. Se le forze politiche si adegueranno bene sennò peggio per loro.’

Conferma de plano quello che come vox clamantis in deserto si va predicando da troppo tempo.

Draghi sta mettendo le mani nel cuore della democrazia parlamentare e, senza clamore, sta deviando i flussi sanguigni verso vene e organi estranei ma finalizzati all’avvento della post democrazia funzionariale e finanziarista. Come capo e ispiratore della metamorfosi resterà per molto a capo del paese, in un modo o in un altro.

Concetto che abbiamo espresso quasi allo sfinimento, che trova ogni giorno conferme più o meno soft, anche da altre fonti indiscutibili.

Paolo Mieli teorizza che è vero che costui ci sta consegnando a un futuro gregario e contrario alle nostre inclinazioni. Ma è anche vero che meglio al servizio di Draghi e c. che bistrattati dagli uno vale uno o da chi fra un selfie e un altro si raccomanda alla Madonna.

Stiamo assistendo a cose da vertigine, senza che alcuno colpo ferisca. Dai megaburosauri fiduciari del premier e del potere della finanza che vanno a occupare i gangli vitali, alla ‘cabina di regia ‘ che resterà in auge fino al 2026, sovrana del Recovery e dei suoi scopi non coincidenti con gli interessi nazionali.

Dall’accelerazione sul prestito europeo ai micro interventi definiti un po’ pomposamente ‘ riforme’ che sono in realtà aggiustamenti a dimensione Unione Europea (norme sugli appalti) o ai ritocchi della cosiddetta riforma Cartabia utile precipuamente a favorire le grandi concentrazioni e i loro investimenti.

Tutto ci condurrà’, nella piena coscienza degli Orsina e dei Mieli, in un’aria di menefreghismo diffuso, a un paese indebitato e ridotto a protettorato, magari a pil cresciuto ma a ricchezza diffusa avvilita, con assistiti e disoccupati in aumento e grandi fondi e mega aziende che comprano barattano e vendono.Intanto l’orchestra di Draghi- epigona di quella del Titanic -suona il suo capolavoro” Mors tua vita mea’

Nel commento di Orsina c’è anche un invito alle forze politiche a diventare draghiane il primo possibile, pena l’irrilevanza.

Qui non fa centro. Le forze politiche sono già draghiane e ognuna recita la sua parte, tutti consapevoli che se questa classe dirigente vuol restare in sella c’è una sola soluzione, che peraltro per molti di loro risulta indolore: mettersi a disposizione del nuovo satrapo e recitare ognuno la parte assegnata ne ‘La Messinscena-Il trionfo della post democrazia’.

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