Alan Greenspan, poco dopo il suo ritiro dalla guida della Federal Reserve dichiarò “Per fortuna negli Stati Uniti, grazie alla globalizzazione, le decisioni politiche sono perlopiù sostituite dalle forze di mercato globali. Sicurezza Nazionale a parte, chiunque sarà il nuovo presidente non fa più alcuna differenza. Il mondo è retto dalle forze di mercato.”

 Facile comprendere chi nel recente incontro Biden /Draghi, desse e chi prendesse istruzioni. Se aggiungiamo che il meeting di resurrezione della Nato e della riscoperta di Cina e Russia, come nemici dell’Occidente, è stato aperto e presieduto da Mario Draghi, il quadro si chiarisce ancora di più.

Mentre Salvini si arrabatta sull’anticipo della liberazione dalle mascherine, Letta sul voto ai sedicenni, la Meloni sull’abolizione dello stato d’emergenza e Conte fa il giullare nelle piazze di Napoli, Mario Draghi imprime il marchio del finanziarista alla politica planetaria.

La circostanza dimensiona lo spessore del personaggio, la sua personalità internazionalmente riconosciuta, il suo potere internazionale. Ne evidenzia allo stesso tempo la pericolosità’ per l’interesse nazionale, piccolo accidente sempre sacrificabile sull’altare del governo dei continenti. Si staglia sempre più il profilo della filosofia di comando di Mario Draghi che egli esercita come condottiero di truppe americane, filoamericane, sostenitrici di un continente europeo esclusivamente atlantista.

Contesto nel quale la sinecura Italia deve essere ricondotta a schemi consoni alla dipendenza dalla speculazione e egualmente gli italiani, modesto agglomerato di gente riottosa e indisciplinata.

Per provvedere alla bisogna costui come un vero despota si è assicurato il 95% della maggioranza parlamentare secondo soltanto al dittatore bielorusso emerso di recente agli onori delle cronache. Ha poi blindato servizi segreti ,polizia, protezione civile con personaggi tutti di sua stretta osservanza. Ha occupato i posti vitali dei ministeri con megaburosauri di sua personale fiducia. Così i ministeri che contano ,fidando perfino sull’ormai gregarizzato Giorgetti ( ennesima mia cubitale delusione).Non contento vuol prorogare la dittatura dell’emergenze peggio di un Conte qualsiasi e le restrizioni alle libertà basiche peggio di uno Speranza  qualsiasi.

Coperto in patria(?) da tutto l’establishment laico e confessionale, politico, istituzionale e finanziario, sta gabellando la stangata recovery come salvifica e annuncia riforme che in realtà come dice Paolo Mieli sono roba ‘microscopica’. Non soddisfatto, mentre dichiara che ‘ è il momento di dare e non di prendere ‘ ripristina rincarognendolo il redditometro a danno di consumi, partite iva e commercio e invade l’Italia di cartelle esattoriali.

Mario Draghi insomma gioca una partita su due piani: Uno planetario e gestionale e l’altro locale e di normalizzazione.

E perché si occupa di una cosa tanto piccola se costui è cosi importante? Semplice: dopo la Brexit, le politiche di sottoposizione dell’Europa agli Usa, suo vero mandante, rischiano di subire intoppi, attese le pulsioni storiche e consolidate che rivendicano autonomia nella politica estera, come l’orgoglio francese, l’hispanidad iberica, il senso nazionale della Germania unificata. Un’Italia pencolante, debole, sensibile a sirene orientali o a tentazioni di autarchia finanziaria darebbero molti molti problemi a lui prima che a Biden.

Ecco che dunque il Grande Draghi mentre mette a punto le strategie planetarie, normalizza a suo uso l’Italia e scava quasi distrattamente la fossa alle speranze di un futuro nazionale migliore, privandoci di libertà e facoltà quali quella di rivolgersi dove è più vantaggioso e utile, ma contrario ai progetti del Mondo di sopra e dei loro attendenti nel territorio e nei Palazzi romani.

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