Dopo aver scritto a lungo sui mali del centrodestra italiano, per avere una visione un po’ più chiara degli eventi occorre girare lo squadro di 180° e analizzare anche ciò che accade nella galassia che, all’alba dei tempi, siedeva sui banchi di sinistra dell’emiciclo del Parlamento. In qualsiasi sistema politico, qualunque sia la legge elettorale, non vi è buon governo senza una buona opposizione e viceversa. Ed è proprio qui che risiede uno dei più grandi problemi italiani: nel fatto che, privi di qualsiasi tipo di preparazione culturale e politica, catapultati in palazzi dove l’odore del potere è peggio di una droga, mossi spesso dall’arroganza e dall’arrivismo, un grandissimo numero di rappresentanti del popolo perde -senza distinzione di appartenenza- la bussola di cosa voglia dire governare oppure fare opposizione. Non si desidera formulare un trattato di buon governo o peggio ancora scrivere un bignami su come si debba stare nelle istituzioni. L’osservazione vale a indicare come lo scadimento del livello politico stia anche nella cattiva interpretazione del ruolo che si ricopre, tale da ingenerare un clima (ininterrotto dall’8 settembre ’43) di guerra civile perenne in un Paese che avrebbe invece bisogno di pacificazione. Nella prima metà del ‘900 i regimi totalitari esaltavano il popolo, la razza, la nazione alla ricerca di una omogeneità etico politica che rifiutava la diversità e la pluralità. Pur nella distanza ideologica era chiaro il comune obiettivo di dimostrare la superfluità storica dell’individuo, delle sue diversità e dei suoi diritti. Ma se la destra, uscita sconfitta dalla seconda guerra mondiale, ha avuto modo, seppure spesso in maniera raffazzonata, di far i conti con il proprio passato e i propri errori, la sinistra è andata avanti senza strappi per altri 50 anni sotto il mantello protettivo dell’Unione Sovietica fino al crollo del muro di Berlino e allo schianto del blocco orientale. Quelli furono anni decisivi per occupare manu militare i gangli fondamentali dello Stato e rimarcare la propria superiorità morale e culturale. L’incapacità dei governi democristiani, che per decenni hanno preso i voti a destra per governare se non insieme almeno a favore della sinistra, di creare una humus antagonista ha fatto sì che anche a distanza di 75 anni dalla fine della guerra l’essere di centrodestra sia considerato quasi una colpa, una caratteristica intrinseca di un mondo di minus habens, incolti, avidi di profitto e privi di qualsiasi senso di pietas umana. Atene certo piange con leader da operetta e nessuna prospettiva di lungo respiro sui temi cardine dell’agenda politica. Ma Sparta non ride perché, lungi dall’essere una coalizione di stampo europeo, riformista e liberale, è composta per lo più da estremisti scampati alla dissoluzione della cortina di ferro e cattocomunisti frutto della peggior DC molto spesso rancorosi e mossi dall’invidia sociale. Non desti meraviglia se la totale mancanza di spirito nazionale contribuisce a tenere inchiodato il Paese in un perenne clima di campagna elettorale.

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