Se le vacanze estive, nelle quali il governo aveva intravisto la panacea di tutti i mali con la previsione di bonus di ogni specie, dovevano segnare il termine post quem per il ritorno alla normalità, le attese sono state deluse. Il fuggi fuggi verso lidi affollati, discoteche stipate e aperitivi in spiaggia, frutto della politica scellerata di un esecutivo nato per sbaglio, proseguito peggio e destinato a finire malissimo, ha riconsegnato un paese ancora più smarrito di quello visto alla fine del lockdown. Una penisola alla deriva, con tre quarti delle attività economiche con la serranda a mezz’asta, che assomiglia tanto a un liceo occupato dove il preside già ha fatto la cartella. Credo che tutto ciò non sia nè casuale nè il semplice frutto di incapacità o leggerezza. Lungi da ogni forma di complottismo, la morte cerebrale del sistema Italia affonda le radici lontano, provocata da chi ci ha svenduto per trenta denari pronto poi a ricomprarci a prezzi stracciati. Si fa affondare deliberatamente la nave per poi osannare la scialuppa che ci viene a salvare, ma il cui equipaggio è lo stesso che aveva sabotato il motore. Con una classe dirigente debole, ministri raccogliticci e un Parlamento composto per gran parte di scappati di casa, i padroni del vapore stanno deliberatamente soffiando sul fuoco per sferrare il colpo di grazia contro quel che resta della nazione e delle sue istituzioni, biscotti saporiti da dare in pasto alla gente come le streghe sul rogo ai tempi dell’Inquisizione. Tuttavia, se di fronte a questo scenario sarebbe auspicabile un moto di orgoglio, per salvare la dignità nazionale e, in termini pratici, il salvabile, le cronache ci consegnano un paese in tutt’altre faccende affaccendato. Politici in costume marino a caccia di selfie e followers, titoli a nove colonne sul futuro di Conte (quello dell’Inter), la salute di Flavio Briatore che pur di smentire la Santanchè sui presunti disturbi di prostata ha pubblicato una foto, tra il pietoso e il misericordioso, poi rimossa, tramite la quale confermava di aver contratto il Coronavirus. Lo stesso Briatore che era entrato in polemica con il governatore della Sardegna, reo di voler tirare la cinghia sul fronte dei controlli impedendo così il divertimento vacanziero del popolo del Bilionnaire. Il briatorismo è la vera cartina di tornasole dell’italiano 3.0 Poco importa se a quindici giorni dal rientro non si sa se ricomincino le lezioni scolastiche né è dato sapere con quali mezzi i ragazzi si recheranno a scuola. Non si ha la più pallida idea di come il nostro paese si possa risollevare, non solo dal punto di vista economico ma anche etico, sociale e culturale. Gli italiani appaiono ormai come anestetizzati, appiattiti su una mediocrità valoriale irreversibile, rassegnati al fatto che la classe che ci governa ormai sia questa e nient’altro che questa. Largo ai peggiori, tanto nessuno si scandalizza. Questa condizione desolante è humus ideale per fiere cacciatrici e avvoltoi che da anni stanno divorando e smembrando le istituzioni democratiche e il cuore della nostra economia. Nel 1922 per porre fine ai tentennamenti di un governo privo di autorevolezza e placare la pancia del popolino, non fu impedita la scalata di Mussolini. Ora si desidera fare lo stesso con Draghi, che sarà osannato e farà quello che meglio sa fare, come la sua storia e ultimamente la Grecia insegnano. Cambiano i tempi, le operazioni, i condottieri, ma pur coi fattori invertiti il risultato non cambia.

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