David Allegranti,firma rampante fiorentina, ormai con fama nazionale, è l’autore di questo pezzo centratissimo, pubblicato ne lanazione.it nella sua rubrica pecore elettriche (https://www.la nazione.it/pecore-elettriche). Allegranti e’ stato firma del corriere fiorentino, de Il Foglio, oggi e’ a La Nazione. E’ autore  di alcuni libri di successo, come “Matteo Renzi il rottamatore del PD ” (2011),’Siena brucia’ (2015 ), ‘ Matteo le Pen “( 2016),’ Come si diventa leghisti ‘(2019) .Sta per uscire per Luiss university press,’ Dialogo con Giovanni Orsina A ntipolitica.

 

Mancano i quarantenni competitivi mentre i duellanti Salvini e Meloni sono diventati interscambiabili. La centralità politica di Berlusconi resta intatta anche in sua assenza.

Mentre il Pd, con tempistica invidiabile dopo un anno vissuto pericolosamente, annuncia l’intenzione di aumentare la tassa di successione (con tutto un bel côté di indignazione morale contro «i ricchi», poco importa se sia gente che lavora), il centrodestra si trova nuovamente alle prese con un problema atavico: la selezione della classe dirigente. Non riesce a trovare uno straccio di candidato per le elezioni amministrative; la vecchia guardia (purtroppo vecchia in tutti i sensi) sceglie di non candidarsi a Milano e Roma, la mitologica società civile arretra, traccheggia, tentenna, ammicca ma non concretizza. Il rifiuto di alcuni potrebbe apparire pure un bene, potrebbe essere persino la testimonianza dell’esistenza di una certa vitale alternativa nel centrodestra se, appunto, ne esistesse una. Invece no, per gli Albertini e i Bertolaso che non si presentano e dicono cortesemente no, grazie, non ci sono quarantenni competitivi a disposizione. La malattia di Berlusconi, le cui condizioni restano serie, nei giorni scorsi ha risvegliato un interrogativo sopito da anni: che cosa c’è dopo il berlusconismo?

Invero, i duellanti sovranisti-populisti (Matteo Salvini, Giorgia Meloni) sono diventati interscambiabili. Ora a destra si vota Fratelli d’Italia dopo aver provato Lega. La centralità politica di Berlusconi invece resta tale anche nella sua assenza. Il leader di Forza Italia non ha mai voluto eredi né ha insegnato al suo partito come si fa a costruire una classe dirigente non dipendente dal suo carisma. La storia politica di Forza Italia inizia e finisce con Berlusconi. Gli altri, invece, Salvini e Meloni, sono cresciuti troppo e troppo in fretta pur avendo una radicata storia sul territorio, per avere candidati spendibili che siano anche in grado di rassicurare l’elettorato moderato. Salvini e Meloni cercano di comprare qualcosa che non hanno e non possono avere: il tempo. La risorsa più preziosa di tutte.

Il tempo scarseggia soprattutto nei momenti topici. La storia politica della Toscana insegna. Il centrosinistra è alla fine di un ciclo, come dimostra nel complesso l’amministrazione regionale fra gestione dell’emergenza sanitaria e ordinaria amministrazione. Quando ha vinto, negli ultimi anni e mesi, lo ha fatto in buona parte per inerzia, dopo aver gridato che i fascisti erano alle porte. Anche da quelle parti, intendiamoci, c’è un serio problema di classe dirigente, ma si vede meno perché il Pd è il partito dell’establishment, che interviene a supplire a certe mancanze laddove scarseggia la leadership. Finché possibile.

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