Riccardo Mazzoni, giornalista, scrittore, saggista politico, onora lavocina.it della sua collaborazione.

Lo ringraziamo e gli diamo il benvenuto nella  famiglia dei fessi 

La Leopolda di Renzi era sempre stata, oltre che una formidabile calamita per gli adulatori, l’autoproclamato cantiere del riformismo italiano, tanto che ai tempi del governo gialloverde l’ex Rottamatore arrivò a paragonare Conte e Di Maio a Totò e Peppino: “Uno detta e l’altro scrive”, un evidente oltraggio alla statura di Totò e Peppino. Ma oggi è tutto un altro mondo: grazie alla mossa del cavallo contro Salvini, da cui il titolo dell’ultimo libro, Renzi è divenuto l’Architetto non dell’universo, a cui da buon cattolico non aspira, ma del piccolo mondo antico della politica italiana dove la legislatura del cambiamento è finita nella palude della restaurazione di sinistra. Aprendo ai Cinque Stelle, Renzi ora è il convitato di pietra del governo, ma più che un cavallo di razza rischia di finire come l’asino di Buridano, vittima del suo tatticismo e di una spregiudicatezza che è da sempre la sua cifra politica. La sua resistibile ascesa è pari solo alla parabola di Firenze: dal Rinascimento alla Supercazzola. Eh sì, la culla mondiale della cultura, delle belle arti e dell’umanesimo si è trasformata nella FiRenzina di questo abilissimo venditore di fumo e ora degli epigono che lo hanno rinnegato. I Palazzi di Firenze ospitavano geni assoluti dell’arte e della letteratura come Leonardo e Michelangelo, il Ghirlandaio, Pico della Mirandola, Poliziano, Guicciardini… Si dissertava di politica, arte, filosofia, storia, religione. Lì si disegnava, insomma, il futuro del mondo. Ma anche nel Novecento Firenze ha visto passare il meglio della modernità. Qualche nome: Papini, Soffici, Prezzolini. E facendo un passo indietro per entrare direttamente in politica, Bettino Ricasoli, futuro primo ministro, fondò La Nazione per convincere il popolo a votare il plebiscito per il Regno d’Italia. Tanti nomi illustri per ricordare cos’è stata Firenze e cos’è oggi, appunto, la FiRenzina plasmata da Renzi e popolata di vassalli, valvassori e valvassini. Mentre a Roma l’ex giovin signore di pariniana memoria, avvezzo ad esser servito fin da fanciullo e bravo a far fortuna senza mai aver lavorato un’ora si barcamena negli ossimori: garantista che difende Bonafede, antipopulista ma salvatore dei grillini, riformista nel governo delle controriforme. E dall’alto del suo due per cento continua a impartire lezioni avendo ben chiaro che le sue sorti magnifiche e progressive hanno un orizzonte politicamente alquanto angusto: le prossime elezioni. Un grande futuro dietro le spalle, all’insegna della Leopolda giallorossa.
Carpe Diem

Riccardo Mazzoni

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