Chi saranno gli italiani protagonisti nel 2022? In questi tempi oscuri di pandemia, in cui non solo gli oroscopi, ma anche la scienza balbetta previsioni troppo spesso azzardate, la risposta è più complicata di sempre. Il condizionale è dunque d’obbligo, perché le variabili sono molteplici, e sempre più strettamente legate alle varianti del Covid, ormai stabili convitate di pietra della politica, dell’economia e dei rapporti internazionali. Da questa babele di incognite non si salva nemmeno SuperMario Draghi, che pure è l’italiano di gran lunga più stimato nel mondo, che dopo quasi un anno di governo resta al primo posto negli indici di gradimento, ma per il quale il 2022 ha cominciato a prendere le sembianze di un autentico rebus. Resterà a Palazzo Chigi o salirà al Quirinale? Il quesito sta dilaniando i partiti, ma c’è la ragionevole certezza che alla fine non potranno disfarsi della Sfinge che è sì lo specchio della loro impotenza, ma ha comunque saputo trasformare l’annus horribilis iniziato con le macerie del governo rossogiallo in una stagione di ripresa, con l’Italia portata ad esempio come modello virtuoso perfino dal Financial Times.
Un’immagine scalfita, alla fine, dal mezzo passo falso della conferenza stampa di fine anno e dalla gestione di una legge di bilancio innovativa ma poi malamente deviata sui binari di una comunissima legge mancia da una ridda di mediazioni estenuanti e di appetiti parlamentari. Ora la rivolta della sua maggioranza, che gli sta sbarrando la strada del Colle alla ricerca di un’improbabile altra soluzione condivisa, segna la sete di rivincita dei partiti, ma liberarsi totalmente di lui sarà complicato, perché – anche se non è tutto oro quel che riluce – resta l’unico interlocutore delle cancellerie straniere e del gotha finanziario internazionale, e la sua scomparsa dalla scena avrebbe ripercussioni in termini prima di tutto di spread. Si può insomma cautamente scommettere che il “nonno al servizio delle istituzioni” rivestirà, in un modo o nell’altro, un ruolo di primo piano anche nel 2022.
E visto che siamo a fare pronostici per l’anno nuovo, per una volta sconfiniamo dalla politica allo sport. Dopo un incredibile anno di successi, un altro personaggio sulla graticola è il ct Roberto Mancini, che si trova a vivere un autentico paradosso: dopo aver trascinato la Nazionale a una vittoria insperata nell’Europeo di calcio, che gli è valso il riconoscimento di miglior allenatore del 2021, avendo fallito la qualificazione diretta al Mondiale del Qatar, ora è chiamato alla prova del riscatto. In caso di sconfitta ai playoff di marzo, l’Italia mancherebbe infatti per la seconda volta di fila l’appuntamento dei Mondiali, e per lui questa resterebbe una macchia indelebile. Dopo l’irresistibile cavalcata verso il trionfo di Wembley, la sorte sembra avergli voltato le spalle: a qualificazione data ormai per acquisita, nel doppio confronto con la Svizzera gli è andato tutto storto. Il suo sogno dichiarato è l’accoppiata Europeo-Mondiale, ma prima bisogna arrivarci, Eupalla permettendo. Vedremo se quelli di Draghi e di Mancini saranno o no due destini incrociati.

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