La crisi del grano sta per innescare una bomba umanitaria e un esodo biblico dall’Africa, dove più di 40 milioni di persone potrebbero non essere più in grado di soddisfare le proprie necessità alimentari a causa di siccità e guerra in Ucraina. L’aggressione militare russa sta dunque compromettendo la sicurezza alimentare globale, e si illude chi pensa che sia bastata la telefonata tra il duo Macron-Scholz con Putin per sbloccare la situazione. L’apparente spiraglio aperto sulla ripresa delle esportazioni di grano ucraino dai porti del Mar Nero è infatti l’ennesimo bluff dello zar, che ha di nuovo rovesciato tutte le responsabilità sulle politiche sbagliate dell’Occidente e legato l’eventuale sblocco dei prodotti agricoli alla revoca delle sanzioni.
A quasi cento giorni dall’inizio del conflitto, insomma, il Cremlino non recede di un millimetro, proseguendo la guerra e alzando il muro della propaganda davanti alle richieste di una soluzione diplomatica.

E’ in questa situazione di tragico stallo che il vertice europeo straordinario di Bruxelles dovrà discutere una serie di questioni cruciali, a partire dal pacchetto di sanzioni sul petrolio, dall’inserimento o meno nel comunicato finale di un accenno al cessate il fuoco e su come aiutare Kiev a esportare il suo grano. Il rischio di una destabilizzazione alimentare dell’Africa è quindi presente nell’agenda del summit. Sembra restare però sullo sfondo del vertice il secondo anello della catena di questa epocale crisi alimentare, ossia il rischio di un’emergenza migratoria perfino superiore a quella del 2015.
La strategia di Mosca, dopo le disfatte iniziali, si sta gradualmente svelando e va oltre il teatro bellico, vellicando le divisioni europee e contando sulla scarsa propensione delle società occidentali a tollerare sacrifici a oltranza. A questo fine, trasformare il Mediterraneo in un’appendice del Mar Nero in cui scatenare una guerra migratoria rientra sicuramente nei piani di Mosca. Il precedente del ponte aereo orchestrato per ammassare migliaia di profughi ai confini con la Polonia è stato a tutti gli effetti solo l’avvisaglia di quanto potrà succedere, in proporzioni molto più grandi, sul fronte sud d’Europa.
Dopo l’arrivo di milioni di profughi ucraini, per la cui accoglienza l’Ue ha attivato il meccanismo della protezione temporanea, si annuncia dunque un imponente flusso migratorio dall’Africa che vedrà l’Italia nella posizione di Paese più esposto. “E’ una problematica che l’Europa deve mettere al centro” – ha detto la ministra Lamorgese, e l’attivismo di Draghi per risolvere la crisi alimentare ha sicuramente un occhio anche alla questione migratoria, ma non è affatto scontato che in caso di una nuova emergenza nel Mediterraneo scatti lo stesso impeto di solidarietà con cui sono stati aperti i confini a chi fuggiva dall’invasione russa. Le precedenti crisi umanitarie hanno purtroppo dimostrato il contrario, con i Paesi di primo approdo – Italia e Grecia in primis – lasciati soli dietro il comodo e ipocrita usbergo del Regolamento di Dublino. Per questo al vertice straordinario sarebbe opportuno per l’Italia mettere le mani avanti, prima che i 400 mila profughi previsti dai nostri servizi segreti arrivino in prossimità delle nostre coste.

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