Un vecchio adagio diceva che “il diavolo sta sempre nei dettagli”. Spesso per giudicare, o almeno per farsi una opinione approfondita di una persona, di una situazione, di una nazione, è utile prendere le mosse da una sfumatura; declinare fatti ed episodi nei suoi chiaroscuri, nei suoi anfratti, nella sua acqua un po’ torbida per avere alla fine la cartina di tornasole limpida che ci indichi chiaramente cosa stiamo cercando o con chi abbiamo a che fare. L’esperienza quotidiana di sindaco suggerisce un apologo fondato su fatti reali. Il tema è la consegna delle mascherine anti contagio da parte della Regione Toscana a tutte le edicole e, in seconda istanza, a tutte le Amministrazioni comunali per la loro distribuzione. Questa iniziativa banale e di routine si è rivelata una vera e propria Caporetto. Secondo gli studi del settore la Toscana risulta una comunità ad alto tasso di senso civico, ben sopra la media nazionale, tuttavia la verifica di come i toscani abbiano affrontato in molte zone e in altrettante circostanze questa ennesima prova di pazienza, è terrificante: file saltate, rimostranze, parole grosse, donne incinte strattonate, risse sfiorate. Un caos davvero poco onorevole. Lasciamo da parte il fatto in sé, complice l’esasperazione delle persone dopo mesi di regole imposte con la forza dei decreti, l’arroganza di certa burocrazia, la stupidità funzionariale e , astraendo, traiamo da questo fatto una morale universale (come dalle favole di Esopo) .Come in altri infiniti casi simili la stragrande maggioranza di noi mette in mostra un’atavica propensione all’individualismo più deteriore e meschino, neppur parente dell’individualismo caro alla cultura liberale, che rivendica il diritto all’intrapresa, alla fantasia, al successo del singolo e non come in questi casi la volontà di approfittare sempre, comunque e per quanto possibile di ogni situazione, nella indifferenza degli altri, visti solo come oggetti da sottomettere, prevaricare, imbrogliare a proprio esclusivo vantaggio. Che l’Italia sia una comunità prossima al collasso dei rapporti sociali e un ordinamento che si sfilaccia in modo preoccupante è evidente. Il tasso di crisi si misura soprattutto da esempi come quello riportato nell’incipit, in territori dove la rete orizzontale dei rapporti è ( era?) dato acquisito e generalizzato. Significa che larga parte dei cittadini si è adattata e assuefatta a questo disordine dove i furbi e i più forti hanno la meglio, padroni come sono dei piccoli grandi trucchi per prevalere. Code aggirate, turni saltati, l’amico dell’amico che ti prende un appuntamento prima del tempo, la macchina sul posto dei disabili con le quattro frecce accese e via così in un disordine generale dove chi mantiene il punto è quotidianamente sommerso. Se è vero che, come diceva il principe Antonio De Curtis, in arte Totò, che è la somma che fa il totale, ognuno di noi, prima di inveire lanciando molliche di pane contro lo schermo tutte le volte che vediamo un politico in tv, dovremmo farci un esame di coscienza riscoprendo le parole di Longanesi che era solito dire come la classe dirigente italiana fosse per un 20% migliore del popolo italiano, per un 20% peggiore e per l’80% perfettamente uguale. E allora qual è la morale universale da trarre come nelle favole di Esopo di cui parlavo sopra? Beh, non ho la ricetta, nè sono sicuro che la situazione possa tornare indietro se non costretta dalle circostanze (ma a quel punto gli esiti potrebbero essere imprevedibili e ancora più drammatici). L’unica cosa che mi sento di dire è di riscoprire quel senso civico che ci faccia tornare a essere una comunità più che una mera somma di individui che giocano tra di loro al tanto peggio tanto meglio. Occorre parlare e parlare chiaramente, dibattere ad ogni piè sospinto il tema, farlo diventare un must. Sia che ci si candidi per un incarico, sia che si insegni con passione nella scuola, a casa propria, nelle università. Lettere, seminari, articoli affinchè si possa diffondere un nuovo e riscoperto senso di comunità. E poi informare e informarsi, applicare etica e senso civico noi stessi, tanto più chi riveste cariche pubbliche. Diffondere l’idea che nessuno si salva da solo. Tanto meno grazie a uomini toccati dalla Provvidenza. Solo noi tutti uniti in comunità, come ci racconta Tucidide nella Guerra del Peloponneso riportando il discorso di Pericle agli Ateniesi, possiamo essere il cambiamento di cui questo paese ha estremamente bisogno.

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