Non ho la velleità di condensare in un articolo un tema su cui, se va bene, sarà fatta piena chiarezza tra qualche decennio. E lungi da me esprimere giudizi scientifici non essendo, né un medico né un virologo. Tuttavia corre l’obbligo di provare ad articolare alcune riflessioni di carattere politico e sociologico su un evento che ormai sarà lo spartiacque storico tra due mondi. Da febbraio scorso, infatti, nulla sarà più come prima anche se tutto tornasse alla normalità. Un’ulteriore premessa, atta a sgombrare il campo da possibili motivi di biasimo su quanto proverò a dire: non credo nei complotti. O meglio, credo che tutto ciò che stiamo vivendo ormai da anni sia sì il frutto di un disegno preciso e calcolato ma non teleguidato da chissà quale cabina di regia segreta e popolata da loschi figuri con cappucci e fiaccole accese. L’incredulità delle persone basta e avanza a far passare in sordina quanto avviene alla luce del sole e in diretta tv. Umberto Eco ne “Il pendolo di Foucault” ha spiegato benissimo come funziona la sindrome del complotto. Una grande montagna che alla fine partorisce un topolino. Detto questo cercherò di analizzare i fatti, senza dare adito a elucubrazioni o teorie fantasiose. Perché i fatti, si sa, sono testardi. Ieri è stato il grande giorno dell’arrivo del vaccino Pfizer-Biontech. Un circo mediatico senza precedenti. Tutti i leader della terra connessi via twitter, mass media di ogni dove collegati a celebrare il miracolo laico del secolo. Il furgone contenente le prime 9.750 dosi del liquido anti-Covid destinate all’Italia è arrivato alla caserma Tor di Quinto a Roma scortato dalle auto dei Carabinieri che lo hanno affiancato dal confine. Le dosi sono state poi suddivise in venti scatole per le venti Regioni e consegnate ai militari (300 mobilitati per le consegne entro un raggio di 300 km). 5 aerei per le Regioni più lontane. Ci è voluto solo il Presidente ungherese Viktor Orban a violare questa cerimonia iniziando il giorno di Santo Stefano (un giorno prima) a vaccinare i propri cittadini, in violazione dei piani della Commissione europea che aveva previsto un Vax Day (una sorta di rito iniziatico paneuropeo) per domenica 27. Questo è un tassello, l’ennesimo, di una gestione della pandemia giocata, tutto o quasi, sull’imprinting emotivo. Qualche prestigioso analista ha mai domandato il motivo per il quale le conferenze stampa del Presidente del Consiglio Conte si svolgono tutte all’ora del telegiornale della sera, anche se riguardano attività economiche che aprono la serranda poche ore dopo? Si è costruito un totem mediatico con obiettivi di consenso e di controllo nell’ottica di un accentramento di poteri mai visto prima nelle mani dei governi .Nella prima repubblica imperava la cosiddetta “strategia della tensione”: una serie preordinata di atti terroristici volti a diffondere nella popolazione uno stato di insicurezza e di paura, tali da far giustificare, richiedere o auspicare svolte politiche di stampo autoritario. Oggi la paura viene diffusa giocando con i numeri e a colpi di decreto amministrativo. A questo si aggiunge il teatrino dei politici che si vaccinano in diretta tv. Niente di segreto e oscuro quindi ma non per questo meno pericoloso.

 

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