Aperture di giornali e tg, commenti roboanti :un mese fa la presidente UE Von der Leyen, annuncio’ la prossima abolizione del regolamento di Dublino.Colse nel segno, almeno dal punto di vista mediatico. Si tratto’di propaganda, nonostante l’impegno assunto davanti al Parlamento europeo: “Il sistema che lega la richiesta di asilo di un migrante al primo Paese che lo accoglie verrà sostituito con un nuovo meccanismo basato su una forte solidarietà, con strutture comuni che si occuperanno delle richieste di asilo e dei rimpatri”. Da dove derivino tante certezze, viste le esperienze fallimentari degli ultimi anni, è difficile capirlo, perché finora ogni modifica del regolamento di Dublino si è rivelata un autentico calvario diplomatico.Il sistema correttivo adottato per un’equa ripartizione delle responsabilità tra i Paesi membri ha infatti riprodotto quasi tutti gli elementi problematici dei precedenti meccanismi temporanei di ricollocamento, con l’attribuzione degli oneri di accoglienza ai soli Paesi di primo ingresso.In pratica Italia e Grecia.
Il superamento di questa regola è un tormentone che va avanti da quasi dieci anni, da quando cioè con le primavere arabe arrivarono le prime massicce ondate migratorie dal nord Africa, e si è rivelato un’equazione impossibile.
Non è la prima volta che la Commissione europea promette riforme puntualmente naufragate nella palude dei veti. Ultimo esempio, la risposta ufficiale di Juncker alle sollecitazioni del presidente dell’Europarlamento Sassoli, il 30 agosto di un anno fa. Testuale: “I casi delle navi Open Arms e Ocean Viking continuano a mostrare l’urgente necessità di soluzioni prevedibili e sostenibili nel Mediterraneo. Questo fino a quando sarà trovata una soluzione strutturale con la riforma del Regolamento di Dublino e del Sistema di asilo comune europeo, che deve restare priorità comune”. Altro che priorità, in un anno non è cambiato assolutamente nulla, e il motivo è sempre lo stesso: manca la volontà politica di arrivare a una modifica equa del Regolamento di Dublino, tanto che tutti i vertici che hanno affrontato l’argomento sono falliti, anche dopo il voto con cui, nel novembre 2017, il Parlamento europeo si è espresso a grande maggioranza per l’abolizione proprio del contestato principio del Paese di primo ingresso.
Il problema è dunque insormontabile, visto che per modificare Dublino occorrerebbe l’unanimita’.La riforma è infatti sottoposta alla ordinaria procedura legislativa dell’Ue che prevede la co-decisione di Consiglio e Parlamento europeo, chiamati ad approvare un testo identico. Quello della Von der Leyen è dunque un bluff, anche perché le quote di ripartizione (la cosiddetta relocation) sono sempre state respinte non solo dal gruppo di Visegrad, ma anche dai Paesi scandinavi, da quelli del Benelux e dalla stessa Francia.
La Von der Leyen, per essere davvero credibile, dovrebbe intanto rendere operative le Decisioni sulla relocation varate nel settembre 2016, attivando le procedure d’infrazione nei confronti degli Stati membri che hanno sempre rifiutato di accogliere i migranti dai Paesi di primo ingresso. La relocation su base volontaria è stata infatti un fallimento annunciato, come rischia di esserlo l’abolizione del Regolamento di Dublino pomposamente – e incautamente – promessa un mese fa.

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