Il barbaro assassinio a Parigi del professor Samuel Paty, decapitato per aver mostrato ai suoi alunni due caricature di Maometto durante una lezione sulla libertà d’espressione, in Italia è stato rapidamente dimenticato, come se il terrorismo islamico non fosse un virus incombente come il Covid. Il ministro dell’Interno francese ha annunciato lo scioglimento di diverse associazioni legate al mondo islamico,definendole “nemici della Repubblica” e dichiarando che “l’Islam politico si unisce all’Islam radicale per arrivare al terrorismo”. Parole durissime ma drammaticamente ripetitive di quanto già era stato annunciato – e mai fatto – dopo le stragi di matrice islamica nella redazione di Charlie Hebdo e del Bataclan. Sono stati tremila i cittadini europei che hanno combattuto con le forze dell’Isis in Iraq e in Siria, i cosiddetti foreign fighters, pronti a importare la guerra santa nelle nostre città. Molti si sono arresi, ma altri restano mine vaganti, insieme ai terroristi che approfittano dei flussi migratori incontrollati .L’Europa ha sempre sottovalutato il pericolo del fondamentalismo islamico, spalancandogli le porte di casa . Non si è mai davvero svegliata dal sonno della ragione denunciato molto tempo fa da Oriana Fallaci, e non ha preso le necessarie contromisure per difendere i propri valori fondanti e la propria stessa libertà, permettendo che troppe moschee si trasformassero in madrasse, in cui si predica l’odio contro l’Occidente.
La storia si ripete, e il 2020 non ha cambiato nulla rispetto al 2005, quando bastarono alcune vignette “blasfeme” uscite su uno sconosciuto giornale danese per scatenare l’inferno islamico, con chiese date al rogo e cristiani giustiziati. E quando la citazione storica di Papa Ratzinger, a Ratisbona, del dialogo fra il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo con un persiano su Cristianesimo e Islam e sulla necessità di non diffondere la fede con la spada, suscitò la rivolta anche dei Paesi islamici cosiddetti moderati. Ci si ostina a non capire che è in atto un movimento epocale, per cui le avanguardie islamiche hanno trasformato una fede in Dio in una ideologia tesa a imporre un potere teocratico e totalitario su tutti gli “infedeli”. E non è rinnegando le nostre radici e la nostra civiltà, immergendoci nella melassa del relativismo, che salveremo l’anima e la pelle.
“Gli islamici ci detestano perché non crediamo più a nulla” – scrisse Oriana Fallaci, e nel suo ultimo discorso prima di morire, al consolato italiano di New York, annunciò di star preparando una vignetta su Maometto “con le sue nove mogli, le sedici concubine e una cammella col burqa”. Quel burqa che lei si era strappata tanti anni prima, in segno di sfida, al cospetto di Khomeini, a differenza dell’intellighenzia occidentale dell’epoca, che salutò il regime degli ayatollah in Iran come la premessa di un futuro migliore per l’umanità. Ora quel futuro messianico lo ritroviamo nelle capitali del Vecchio Continente, con un intero quartiere vicino alla City trasformato in Londonistan, con le banlieues parigine divenute zone franche islamiche, con Amsterdam divisa in ghetti etnici, confessionali e identitari.
L’esecuzione di Paty ricorda la vicenda finita nell’oblio di un altro francese, il professor Redeker, condannato a morte da un “tribunale” islamico e costretto alla clandestinità solo per aver scritto su “Le Figaro” un articolo critico con l’Islam. Si fa finta di non capire il rischio Eurabia è tutt’altro che un’invenzione.

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