I 5 Stelle alla fine hanno accolto l’invito di Zingaretti per approvare subito in un ramo del Parlamento la nuova legge proporzionale, considerata da Zingaretti il paravento per salvare la faccia e la Costituzione.

Alla vigilia di un autunno drammatico – perduti 2 milioni di posti di lavoro in aumento con la fine del blocco dei licenziamenti, il 35% delle imprese a rischio fallimento – di tutto ci sarebbe bisogno tranne che perdere tempo per discutere la riforma elettorale. Eppure Pd e M5S l’hanno ufficialmente messa in cima all’agenda politica.

Quello rossogiallo è un universo parallelo, che gioca al Risiko del potere in cerca di un equilibrio impossibile dove ogni mossa diventa un azzardo, ogni proposta una fuga in avanti, ogni provvedimento una pietra d’inciampo. I renziani, che di imboscate se ne intendono, hanno già avvisato gli alleati sui rischi di un prematuro passaggio parlamentare del legge elettorale. Problemi potrebbero esserci in commissione Affari costituzionali alla Camera, dove il testo è incardinato. Le vere forche caudine arriveranno in aula, dove al primo voto segreto la riforma potrebbe incagliarsi, com’è successo per altre leggi elettorali. L’accelerazione rischia di diventare una folle corsa destinata a finire in un precipizio. Anche perché i tempi sono strettissimi, e il calendario fittissimo. Ci sono D.L.in attesa di conversione, fra i quali quello che proroga l’emergenza nazionale al 15 ottobre, voluto fortissimamente da Conte. C’e’il Dl Semplificazioni – su cui incombono circa duemila emendamenti, di cui metà presentati dalla maggioranza – ; il Dl Agosto e le modifiche ai decreti sicurezza. Per non parlare delle leggi rinviate a dopo la pausa estiva ma che le sinistre al governo ritengono prioritarie: le nuove norme contro l’omofobia, il conflitto di interessi, lo ius culturae. Non solo: nascosto sotto il tappeto rossogiallo giace anche la questione amletica del Mes, che Pd e Iv vorrebbero attivare ma su cui i Cinque Stelle sono asserragliati in una trincea che appare invalicabile. Soprattutto entrerà nel vivo la partita sui soldi del Recovery Fund, su cui è già partito l’assalto alla diligenza da parte dei ministeri. Conte li ritiene un affare privato di Palazzo Chigi, ma gli sarà difficile bypassare del tutto il Parlamento. Il ruolino di marcia è già palesemente in ritardo, mentre incombe anche la legge di bilancio. Tanto per dire, il nuovo premier francese Castex ha già annunciato per il 3 settembre una nuova legge anticrisi per 100 miliardi di euro, finanziata per 40 con i soldi del Recovery Fund, e la presenterà subito all’Assemblea nazionale.

Il governo italiano vive in una surreale bolla di sapone, per cui la riforma elettorale viene prima di tutto, e insieme al Parlamento sta per riaprire in grande stile il teatrino della politica.

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