Generalizzare è sempre sbagliato ma spesso gli umani eventi danno lo spunto per astrarre riflessioni generali abbastanza verosimili, specie in questo sgangherato paese. Non entro nei dettagli e vado al punto: dovendo assolvere a un adempimento burocratico chiamo una cancelleria per fissare un appuntamento. Tale formalità consentirebbe di sistemare problemi ereditari, chiudere posizioni in essere, dare pace terrena a chi è andato a godere (per chi ci crede) della gioia eterna. Risposta: prima data disponibile settembre 2022, in pratica tra un anno. Le motivazioni (validissime, per carità!) sono le stesse dall’inizio della Repubblica: scarsità di personale, pratiche arretrate etc…etc…Carico da 11, ovviamente, il Covid. Alla mia obiezione che da qui ad allora anche io potrei già essere, a mia volta, morto mi viene risposto pirandellianamente: così è (se vi pare)! Questo l’antefatto, nemmeno tanto curioso perché sono cose all’ordine del giorno, ora la riflessione generale. Il governo Conte II è caduto anche perché la valanga di miliardi che l’Europa, seppure a condizioni giugulatorie, ci regala non poteva essere gestita da Bonafede e l’Azzolina, il che è anche comprensibile. Si è spianata, quindi, la strada all’arrivo di Draghi e alla sua corte dei miracoli benedetta dalla grande finanza, da Bruxelles, da Washington che ora ne canta le gesta sul primo canale per bocca della Maggioni, membro di spicco della Trilateral. Insomma ora finalmente c’è gente che sa dove mettere le mani, come spendere questi danari, come fare le riforme care alla Commissione europea. Non capire, però, che questo è tutto un bluff e sperare che il PNRR sia la panacea di tutti i mali è fare come gli scemi del deserto che per farsi ombra rincorrevano gli areoplani. Ma davvero si spera che questi soldi, una volta arrivati, vengano investiti bene e cambino il volto delle nostre città? In un Paese dove non funziona nulla, mancano professionalità, tecnologia, idee e in cui la burocrazia mangia tempo e risorse come il mare con la spiaggia d’inverno si spera, davvero, che quando pioveranno tutti questi soldi saremo lì con progetti pronti e cantieri ai nastri di partenza come chi aspetta il treno col biglietto pagato e la valigia in mano? Sarebbe come sperare di risuscitare un malato terminale con l’Aspirina. Occorrerebbe avere il coraggio, invece, di dire ai lor signori che comandano il vapore che quei soldi è meglio se non arrivano perché finirebbero per essere, come al solito, mal investiti e dare il via alle solite ruberie e disservizi, peggio ancora al sorgere di cattedrali nel deserto a testimonianza perenne del fallimento del sistema. E occorrerebbe anche avere l’onestà intellettuale di voler capire che quelle risorse sono solo il prezzo del tradimento di chi ci governa, come i trenta denari di biblica memoria. Mandare al diavolo il PNRR e lo strozzinaggio di Stato, avere il coraggio di fare le riforme che servono al paese e non che servono all’Europa, scegliersi governanti con cittadinanza politica italiana anziché con passaporto d’interesse straniero questa sì che sarebbe la vera rivoluzione. Fattibile senza bisogno di prestiti a scadenza! In alternativa prenderemo la paghetta che ci siamo guadagnati vendendoci agli aguzzini di turno, rifaremo qualche marciapiede se saremo fortunati ma continueremo ad attendere un anno per entrare in un ufficio pubblico per mettere una firma. Del resto sono scelte e ognuno è artefice del proprio destino. Così è (se vi pare).

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