E’ stato detto tutto il male possibile su come il centrodestra ha affrontato l’ultima tornata elettorale, con un incredibile campionario di errori e contraddizioni che il vertice a Villa Grande non può certo aver certo cancellato. Ma considerarlo come il tentativo di apporre un cerotto su una piaga insanabile è un esercizio di pessimismo cosmico che combacia con le speranze di quell’apparato politico-mediatico-culturale per il quale il centrodestra non è mai stato veramente legittimato a governare. Detto tutto il male possibile, dunque, di questo centrodestra, bisogna dare uno sguardo a quanto si sta muovendo dall’altra parte in vista degli appuntamenti decisivi che segneranno le sorti del prossimo decennio: la partita del Quirinale e quella del nuovo Parlamento.
Perché sull’onda del 5-0 nelle grandi città, il Pd si sente di nuovo il centro di gravità permanente della politica e quindi investito del diritto, ormai quasi feudale, di rispedire un proprio rappresentante sul Colle. Le grandi manovre sono già partite, e siccome i voti della sinistra non bastano, il coro delle sirene incantatrici si è rivolto verso Forza Italia, nella speranza di mettere insieme la leggendaria maggioranza Ursula, che dovrebbe servire appunto ad apparecchiare il tavolo del Quirinale a un esponente piddino e in prospettiva, grazie al ritorno del proporzionale, mandare Enrico Letta a Palazzo Chigi mettendo insieme “un fronte delle forze europeiste, democratiche, di sinistra e liberali, senza escludere Forza Italia…”.
Una riproposizione aggiornata, insomma, del vecchio arco costituzionale che una volta serviva per tenere in frigorifero i voti del Msi, e ora dovrebbe invece escludere dallo spazio politico potabile sia la Lega che Fratelli d’Italia, ovvero i due partiti che insieme valgono il 40 per cento dell’elettorato. Un’operazione temeraria, perché le vecchie ammucchiate della sinistra al potere hanno sempre fallito la prova del governo, dimostrando di non saper emanciparsi dalla dimensione del cartello elettorale, e il tentativo di aggregare, come utili idioti, non solo le anime sparse del centro, ma addirittura Forza Italia, sarebbe destinato ad alimentare ulteriormente la confusione politica senza garantire un minimo straccio di governabilità.
Ci aveva già provato il suggeritore Prodi, quando il Conte due era imploso, e abbiamo visto come finì. Anche allora si moltiplicarono gli appelli a Forza Italia, o almeno a una sua componente, perché si staccasse dal centrodestra per aderire al fronte cosiddetto dei “costruttori”. Ma la risposta fu netta: la maggioranza Ursula a Strasburgo servì per eleggere una presidente del Partito Popolare Europeo alla guida dell’Unione, a discapito del socialista Timmermans, ma ora si tratterebbe di imbarcarsi in una strana coalizione tutta spostata a sinistra.
Una volta conclusa l’emergenza Covid, per riportare a votare gli scontenti servono programmi credibili e scelte di campo nette. Su questo deve lavorare il centrodestra, magari passando per le forche caudine di una sana autocritica, non certo acuendo le divisioni e lavorando per un re di Prussia, il Pd di Letta, che resta a tutti gli effetti il re Travicello di una sinistra ancora in cerca d’autore.

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