Il “Vday Italia” è stato il giorno simbolico per l’inizio della vaccinazione anti Covid, ma nell’era giallorossa anche una data destinata a restare nella storia d’Europa da noi assume connotati beffardi. Già, perché qui anche il “Vday” porta con sé una nemesi letterale e politica, visto che qualche anno fa un altro “V-day”, quello grillino, spalancò le porte a questo periodo convulso e oscuro all’insegna dell’”uno vale uno”, dominato da un Movimento in gran parte no vax che avrebbe poi portato a Palazzo Chigi consiglieri scientifici come Gunter Pauli, paladino del legame tra Covid e 5G. Per cui nessuna meraviglia se Beppe Grillo si è sentito in diritto di diffondere un personale messaggio di Natale agli italiani in cui ha ironizzato sui vaccini russo cinese e americano, e proposto di farne un miscuglio per una bella siringata finale. Di comico nelle sue esternazioni, purtroppo, non c’è più nulla da tempo, ma i suoi vaffa hanno già prodotto danni collaterali incalcolabili, di cui sconteremo le conseguenze per anni, se non per decenni. Intanto questo terribile 2020, dopo che si è sbandierato il modello-Italia come avanguardia virtuosa si chiude con due risultati: abbiamo il record mondiale di crollo del Pil e quello di morti rispetto al numero degli abitanti, un disastro di cui a tempo debito qualcuno dovrà pur rispondere politicamente.
Ma intanto il primo Natale in lockdown
ha segnato un altro grottesco passo avanti nella comunicazione del governo, con l’uso sistematico da parte della Tv di Stato di filmati del premier preconfezionati direttamente da Palazzo Chigi. Non solo: l’arrivo in Italia delle prime dosi del vaccino è diventato un lungo show durante il quale sono mancate solo le folle osannanti ai lati delle strade come al passaggio delle truppe americane alla fine della guerra. E l’ineffabile commissario Arcuri, onnipresente sui tg, non ha lesinato le sue perle di saggezza, tipo “il virus in sé non è preoccupante, lo diventa solo quando attacca il corpo di una persona”, e preso da una sindrome di onnipotenza
ha avvertito la stampa di non aver alcuna voglia di spiegare il costo delle siringhe per i vaccini. Dopo gli annunci tonitruanti di fantomatici gazebo a forma di primula, siamo in attesa di sapere come e dove saranno allestiti tendoni, palazzetti dello sport o altre strutture idonee per iniziare la vaccinazione. Dettagli su cui però non è lecito soffermarsi, perché è severamente vietato disturbare il manovratore,anche se sta portando l’Italia su un binario morto.
Il Natale giallorosso è trascorso così, con gli italiani imbambolati dalla narrazione virtuale del governo con la realtà rimasta sullo sfondo: abbiamo visto, ad esempio, le scene incredibili di nostri connazionali accampati da giorni all’aeroporto di Heatrow in attesa di rientrare in Italia ma abbandonati al loro destino. Mentre qui la ministra Lamorgese, inflessibile, avvertiva: “Controlleremo tutte le autocertificazioni, anche successivamente, e in caso di inadempienze, procederemo alle multe”. Ma i porti no, quelli sono sempre rimasti aperti.
Per chiudere degnamente la galleria degli orrori di queste assurde festività mancava il suggello macabro di un autorevole quotidiano a ricordarci che il 2020 è stato l’anno del «memento mori». E ad accusarci di aver invocato il diritto alla movida di fronte – testuale – “a carni che si raffreddavano”. Proprio così: un ritorno in grande stile al Medioevo e ai suoi toni cupi. Urge rileggersi Jacopone da Todi. Non si sa mai.

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